Ominide 16556 punti

Attuazione e integrazione del diritto


È utile soffermarsi sulla distinzione fra i concetti di interpretazione, applicazione, attuazione e integrazione del diritto:
Si definisce «interpretazione del diritto» quella operazione che ha per oggetto una disposizione e per finalità l’individuazione del suo significato. L’interpretazione è la prima di tutte le attività intellettuali da compiersi nella pratica giuridica.

Mentre l’interpretazione verte su disposizioni e da queste estrae norme, l’applicazione del diritto parte da norme già individuate in sede interpretativa per capire se queste ultime si applichino per risolvere un caso concreto. Perciò l’applicazione del diritto implica non solo la conoscenza delle norme, ma anche l’esame dei fatti che alle norme devono poi essere rapportati.
Dai concetti di interpretazione e applicazione del diritto si distingue quello di attuazione. Essa ha a che fare con norme il cui contenuto si presti a disciplinare direttamente e univocamente un comportamento umano – così che, riscontrata una certa situazione, a quella situazione la norma possa essere semplicemente applicata – ma con norme dal contenuto «programmatico» o «di principio», e perciò suscettibili non già di un’unica concretizzazione bensì di una pluralità di possibili sviluppi. Si parla in questo caso di attuare, e non di applicare, il diritto per mettere in evidenza l’aspetto discrezionale della scelta fra più opzioni, tutte in grado di dare attuazione alla norma posta da un altro soggetto. Proprio per questo è un’attività formalmente riservata agli organi politici (il legislatore parlamentare che attua i principi costituzionali, il governo che coi suoi regolamenti attua i contenuti di principio delle leggi). Tuttavia, il giudice (e in particolare quello costituzionale) tende sempre più ad assumere anche tale funzione, talvolta in concorrenza con il legislatore o in via di supplenza.

Mentre, in senso stretto, sono le disposizioni a essere interpretate, le norme a essere applicate e i principi a essere attuati, a essere integrato è l’ordinamento. L’integrazione del diritto presuppone: a) la conoscenza delle norme dell’ordinamento estratte dalle disposizioni che lo compongono, b) l’esame di un determinato caso dal quale emerge ulteriormente c) la constatazione che nessuna norma individuata in sede interpretativa lo disciplina direttamente e, infine, d ) la conclusione che tale assenza di disciplina giuridica costituisce una lacuna, vale a dire una carenza dell’ordinamento che deve essere in qualche modo colmata. Distinguere fra interpretazione e integrazione del diritto diviene particolarmente rilevante quando lo stesso diritto positivo (come fanno gli artt. 12, al comma 2, e 14 delle preleggi) disciplini le modalità e soprattutto i limiti per la propria integrazione: si pensi al diritto penale, nel quale è vietato il ricorso allo strumento dell’analogia, vigendo il principio di tassatività e il criterio di stretta interpretazione.
Hai bisogno di aiuto in Diritto?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email