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Astrattezza e preferenza legislativa


Astrattezza legislativa


Affinché sia considerata valida, la legge ordinaria deve essere dotata di due caratteristiche ineliminabili: la generalità, cioè la pari efficacia di una legge nei confronti di tutti, e l’astrattezza, cioè la potenziale ripetibilità di una legge nel corso del tempo a prescindere dal singolo caso.
Tramite la legge non si approvano regole astratte, bensì regole concrete. L’astrattezza, pertanto, comincia ad essere messa in dubbio: poiché lo stato si assume compiti sempre più vasti, il legislatore cerca di adattare le regole al fine di renderle più concrete. A tal proposito, la corte costituzionale è permissiva, poiché non vieta al legislatore di adottare atti circoscritti, e vigile, poiché si propone di impedire discriminazioni irragionevoli tra più soggetti.

Principio di preferenza della legge


Nel caso in cui una fonte secondaria del diritto entri in contrasto con una fonte primaria, il compito di annullare la fonte sotto ordinata spetta al giudice amministrativo. Un giudice ordinario, però, può assumersi l’onere di disapplicare la legge sotto ordinata caso per caso, affidandone l’annullamento al tar. Il giudice ordinario, dunque, può preferire di applicare una legge rispetto ad un’altra: ciò costituisce il principio di preferenza della legge. L’applicazione di tale criterio consente di consolidare la posizione, all’interno dell’ordinamento giuridico, del giudice comune, a cui è affidata la risoluzione concreta dei casi nei confronti dei quali è chiamato ad esprimersi. Essa permette altresì di analizzare il rapporto che intercorre tra giudice amministrativo (TAR) e giudice comune.
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