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Articolo 38 della Costituzione italiana


L’art. 38 Cost. garantisce l’assistenza e la previdenza sociale. Il primo comma prevede che «ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi necessari per vivere» abbia diritto al mantenimento e all’assistenza sociale; il secondo comma prevede che ai lavoratori siano garantiti «mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria», abbiano cioè diritto alla previdenza sociale attraverso l’erogazione di pensioni, assegni o assicurazioni. L’assistenza viene erogata sulla base delle esigenze personali del beneficiario che spetta alla pubblica amministrazione (principalmente comuni e regioni) valutare discrezionalmente. La previdenza, invece, viene erogata da appositi «organi e istituti predisposti o integrati dallo Stato» (art. 38.4), secondo parametri oggettivi che fanno riferimento all’età anagrafica, all’appartenenza a determinate categorie, agli anni di anzianità contributiva. Tali organi e istituti (ad esempio l’Inps), oltre alle prestazioni previdenziali finanziate dalla contribuzione a carico sia dei lavora
    tori sia dei datori di lavoro, erogano anche prestazioni di natura assistenziale, a carico della fiscalità generale, a favore di soggetti in condizione di bisogno (si pensi al reddito di inclusione introdotto dal d.lgs. 147/2017 quale misura di contrasto alla povertà).
    La giurisprudenza costituzionale (v. sentt. 22/1969 e 160/1974) considera norme precettive tanto il primo quanto il secondo comma dell’art. 38, i quali attribuiscono diritti soggettivi perfetti, giudizialmente azionabili. Se il diritto all’assistenza compete al cittadino solo in quanto
inabile e sprovvisto dei mezzi necessari a un’esistenza decorosa (sulla base delle disposizioni di legge che accertino questa condizione), il diritto alla previdenza spetta al lavoratore in quanto tale, a prescindere dalla natura dell’attività lavorativa esercitata (nel settore pubblico o privato: v. sent. 238/1988); entrambi i diritti, poi, devono essere garantiti in maniera uniforme (v. sent. 336/1989) e senza operare discriminazioni irragionevoli fra categorie (v. sentt. 2/1978 e 116/1990). Naturalmente, la determinazione delle prestazioni è soggetta al sindacato della Corte costituzionale in base al parametro della ragionevolezza (v. sent. 17/1995).
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