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Articoli 3 e 6 della Legge 300 del 1970


L’articolo 3 della legge 300 del 1970 attribuisce al datore di lavoro la prerogativa di farsi affiancare nell’attività di controllo da personale di vigilanza. Questa prerogativa è considerata legittima solo quando i nominativi e le mansioni del personale di vigilanza siano stati preventivamente comunicati ai lavoratori.
L’articolo 3 è stato scritto al fine di bilanciare due esigenze diverse: da un lato esso è finalizzato a prevenire i controlli occulti effettuati tramite persone, considerati lesivi della dignità del lavoratore; dall’altro, invece, mira a garantire il diritto per il datore di lavoro di prevenire o verificare la commissione di illeciti, specialmente in quelle attività a rischio di furti e di irregolarità di vario genere da parte dei dipendenti.
Tuttavia, un’applicazione estremamente rigorosa dell’articolo 3 renderebbe impossibile la repressione degli illeciti aziendali; per questo motivo la giurisprudenza ritiene legittimo il controllo occulto, ad esempio operato da agenti in borghese, sulla base di una valutazione ex post. In poche parole, se tale controllo ha permesso di verificare la commissione di un illecito da parte di un lavoratore esso sarà considerato legittimo (ex post); se, al contrario, il monitoraggio del dipendente risulta infondato, esso sarà ritenuto privo di validità giuridica.
L’articolo 6 dello statuto dei lavoratori consente al datore di lavoro di promuovere visite personali di controllo a patto che queste risultino indispensabili alla tutela del patrimonio aziendale. Tali verifiche devono essere compiute all’uscita dei luoghi di lavoro e nel rispetto dei beni giuridici di cui è portatore il lavoratore (dignità, riservatezza e libertà). Queste attività di controllo presentano un limite di natura procedurale: esso riguarda l’individuazione del personale da sottoporre a visite di controllo, selezionato mediante sistemi automatici. Ciò consente di svolgere un’analisi a campione che miri a condurre un’indagine funzionale.
Le ipotesi nelle quali possono essere disposte — se sussistono le esigenze di cui al c. 1 — le visite personali, nonché le relative modalità, debbono essere concordate dal datore con le RSA o con la RSU, oppure, in difetto di accordo, debbono essere oggetto di un provvedimento autorizzativo dell’Ispettorato del lavoro. L’inosservanza dell’art. 6 è penalmente sanzionata, ex art. 38, l. n. 300/1970.
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