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Acquisto del nemico e del tesoro nel diritto classico


Acquisto del nemico sconfitto in guerra


In merito all’acquisto del nemico sconfitto in guerra, la storia del diritto romano ha assunto posizioni diverse e mutevoli nel corso del tempo e sulla base dell’evoluzione della civiltà e della nozione culturale di schiavo e cittadino romano.
Il nemico sconfitto in guerra poteva essere acquistato per occupazione, diventando schiavo del vincitore. I romani, protagonisti di moltissime campagne militari, hanno cambiato atteggiamento nei confronti dei nemici di guerra: inizialmente essi venivano eliminati; in seguito però, si dispose che essi venissero mantenuti in vita in qualità di schiavi acquisiti per occupazione. Il nome servo, infatti, deriva dal verbo latino «serbare», cioè conservare in vita.

Acquisto della proprietà per scoperta o invenzione del tesoro


Come afferma il giurista Paolo, il tesoro è un bene mobile di pregio di cui non si conosce più il proprietario. Esistono delle regole poste alla base dell’acquisizione del tesoro.
Il rapporto che esiste tra lo scopritore del tesoro e il luogo in cui esso viene rinvenuto è stato disciplinato da alcune disposizioni imperiali emanate dall’imperatore Adriano e in seguito modificate da Giustiniano.
Secondo il regime originario, il tesoro spettava al proprietario del fondo in cui esso era stato ritrovato. Qualora il proprietario del luogo avesse incaricato un secondo soggetto a rinvenire un tesoro posto all’interno della sua proprietà, esso apparteneva sempre al proprietario del luogo. In seguito alla riforma adrianea, però, si stabilì che il ritrovamento si dividesse in parti eguali fra proprietario del luogo e ritrovatore nel caso in cui tale ritrovamento avvenisse in maniera fortuita. Infine, il ritrovamento casuale di cosa sacra o religiosa spettava al ritrovatore.
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