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Accordi internazionali e soft law


L’accordo/trattato internazionale è il mezzo più utilizzato per creare norme da Stati sovrani e organizzazioni internazionali.
Le relazioni internazionali contemporanee sono caratterizzate dall’espansione dei trattati, in particolare nel diritto internazionale ambientale e dell’economia (in cui i trattati sono la fonte preponderante rispetto alle consuetudini), soprattutto nel diritto internazionale del mare e nel diritto internazionale penale.
La Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 1969 definisce il trattato come: “an international agreement concluded between states in written form and governed by international law, whether embodied in a single instrument or in two or more related instruments and whatever its particular designation” (art. 2, par. 1, lettera a).
Per concludere un accordo/trattato non è necessaria la forma scritta, anche se per ragioni di certezza essa viene privilegiata.
La libertà delle forme emerge anche dalla giurisprudenza della Corte Internazionale di Giustizia.
Gli elementi costitutivi di un accordo internazionale sono: la presenza di due o più soggetti internazionali; l’incontro delle loro volontà nel senso di assumere impegni vincolanti; la scelta delle parti contraenti di sottoporre i diritti e gli obblighi congiuntamente definiti alla disciplina del diritto internazionale.
Tramite una sentenza del 1994, la Corte di giustizia Ue ha chiarito che l’art. 228 del Trattato istitutivo utilizza l’espressione “accordo” in un senso generale, per designare ogni impegno avente carattere vincolante assunto da soggetti di diritto internazionale, indipendentemente dalla sua forma.

Soft law


Al giorno d’oggi, è sempre più diffusa la prassi degli Stati di ricorrere alla soft law, di cui sono un esempio le intese non vincolanti (non-binding arrangements) e accordi informali (informal agreements), spesso denominati memorandum of understanding o modus vivendi. Si tratta di strumenti non vincolanti che creano pressione morale o politica sugli Stati partecipanti. La prassi della Soft law consente di evitare le procedure, più lente e complesse, che presiedono alla definizione di un accordo internazionale (tali procedure offrono garanzie di trasparenza e controllo democratico ma sono rallentate dalla partecipazione degli organi costituzionali). La Soft law, dunque, si configura come diritto non vincolante, ma esistente. Tramite una sentenza del 2014, la Corte internazionale Ue ha definito la Soft law «una dichiarazione unilaterale – per la quale è sufficiente l’adozione tramite voto a maggioranza qualificata del Consiglio».
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