Genius 24327 punti

La reinterpretazione dell'amore stilnovistico-cortese: Paolo e Francesca

Il canto di Paolo e Francesca è fra i più noti e intensi della Commedia. In esso, Dante affronta un dramma umano, morale e intellettuale: ha pietà per la nobiltà dei due infelici amanti, ma al tempo stesso è consapevole che essi, cedendo alla reciproca attrazione e infrangendo il vincolo del matrimonio (Francesca era sposa del fratello di Paolo), hanno peccato. Soprattutto, l'amore che li ha ispirati e il raffinato clima cortese in cui la loro storia si è consumata ricordano a Dante i valori che egli stesso, in gioventù, aveva celebrato. La forza del personaggio di Francesca e la partecipazione di Dante al suo dramma derivano dunque da un nodo che è insieme psicologico e culturale.


La giustizia offesa: Pier delle Vigne

Tensioni e drammi non agitano solo il mondo comunale, ma anche quello feudale. Da quell'ambiente emerge la figura di Pier delle Vigne, consigliere alla corte di Federico II di Svevia, suicidatosi per sfuggire alle ingiuste accuse di tradimento. Piero difende non solo il proprio onore, ma anche quello del proprio sovrano, a cui è stato sempre fedele: le accuse che gli sono state mosse provengono infatti da calunniatori che tentano di stravolgere il potere politico (in questo caso quello dell'imperatore Federico II) piegandolo a fini privati e meschini. Piero diventa così una vittima del disordine politico e morale in cui si trova l'umanità traviata: un disordine tanto più grave, poiché lo schiaccia sino a indurlo alla colpa del suicidio. Resta significativo che Dante non si limiti a riconoscere i suoi meriti, facendone uno dei personaggi tragici più intensi del poema, ma che escluda dal biasimo anche l'imperatore. Nonostante le crisi e gli errori, il principio dell'ordine sociale, cioè un potere giusto, rimane salvo. Così lo stravolgimento del suicidio, da un lato, la fedeltà e il senso dell'onore, dell'altro, fanno di Piero il modello tragico dell'uomo politico nel regime feudale.

Il viaggio e la conoscenza: Ulisse

Anche nelle Malebolge Dante incontra personaggi di statura tragica. Uno di questi è Ulisse, l'eroe greco a cui fa raccontare non le vicende della guerra di Troia o del ritorno in patria, fila la storia della propria morte. Nel suo ultimo viaggio, egli andò verso il monte del Purgatorio, che Dio pose come promessa di salvezza prima ancora che Cristo venisse a redimere gli uomini e che, quindi, non può essere raggiunto da nessuno, tanto più se pagano e peccatore. È lo stesso viaggio che ora sta compiendo Dante: ma se il primo, confidando solo in se stesso, fallì, il secondo riuscirà perché sorretto dall'aiuto della grazia. L'episodio è così un tributo alla ragione, la quale, in quanto segno più alto di umanità, ricerca «virtute e canoscenza»; ma insieme una denuncia del male che essa può compiere (Ulisse è un fraudolento) e della sua insufficienza di fronte al volere divino. Nel XXVI canto dell'Inferno Dante, che non conosceva l'Odissea (e forse proprio perché non la conosceva) ha "inventato" l'Ulisse moderno, eroe della conoscenza, martire della curiosità intellettuale. È un Ulisse che ha ben poco a che fare con quello omerico.
Hai bisogno di aiuto in Inferno?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email