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Contestualizzazione del canto

L'episodio di Paolo e Francesca segna un momento di dolorosa intensità fra gli orrori infernali, stretto come fra la descrizione del terribile giudice infernale Minosse (nell'inizio, qui omesso, dello stesso canto V) e quella di Cerbero (all'inizio del canto VI, dominato dalla figura politica di Ciacco). È questo, per Dante personaggio, un momento di forte coinvolgimento emotivo.


Stile

Lo stile è elaborato, ma contraddistinto da dolcezza e da ricerca di elegante intensità. La similitudine delle colombe (vv. 82-87) assume un tono malinconico ("dal disio chiamate”, "dolce nido"), che prepara l'atmosfera dell'episodio. L' apostrofe di Francesca a Dante (vv. 88-93) e nobile e raffinata, nel momento stesso in cui riconosce la colpa di cui le anime si sono macchiate ; e cosi nobilmente retorica è la perifrasi usata per indicare la città di Ravenna (vv. 97-99). Le famose terzine scandite dall'anafora su "Amor" sono nei modi della poesia stilnovistica più impegnata in senso dottrinale: non a caso ricordano la celebre canzone di Guinizzelli "Al cor gentil rempaira sempre amore".Ancora a un clima lirico e cortese rimandano i versi seguenti in cui compaiono espressioni chiave di quella letteratura, spesso fra discrete allitterazioni: "dolci pensieri", “disio" (il v. 113 é costruito con nobile parallelismo), doloroso passo,martiri, °dolci sospiri, dubbiosi disiri,amor lo strinse, disiato riso. Dante riprende così lo stile delle rime giovanili, dandogli nuova intensità tragica.


I temi: lussuria e amore

La lussuria a uno dei peccati pia presenti nell'immaginario medievale, sin dalle sue origini. Da un lato, essa si lega ai divieti che distinguono la morale cristiana da quella pagana (che, al riguardo, era ben pia permissiva); dall'altro, usa argomenti misogini: 6 la donna, strumento del demonio, a indurre in tentazione l'uomo. La posizione di Dante riguardo a questi due problemi a complessa e originale. Anzitutto, egli individua nella lussuria una sconfitta della ragione a opera del talento o desiderio (v. 39): dunque non chiama in causa valori religiosi e trascendenti, ma una sorta di morale 'naturale', fondata su ciò che distingue l'uomo da ogni altra creatura (appunto la ragione). In questo modo, Dante recupera la morale aristotelica del 'giusto mezzo', cercando una conciliazione fra cultura classica e cultura cristiana, come aveva fatto soprattutto san Tommaso. In secondo luogo, Dante si distacca dai pregiudizi misogini pia diffusi. Anche nel suo catalogo di peccatori, le donne (Semiramide, Didone, Cleopatra, Elena: vv. 5265) hanno un rilievo maggiore rispetto agli uomini (Achille, Paride,Tristano: vv. 65 67).Tuttavia, a eccezione di Semiramide e forse Elena, le sue eroine sono avvolte da un'aura tragica; e soprattutto a una donna Tunica anima a parlare: Francesca. Proprio Francesca ci rivela che cosa a cambiato nell'immaginario medievale sulla donna e sull'amore dalle sue origini all'età di Dante. Francesca e erede della letteratura cortese e lirica, che hanno attribuito al mondo femminile nuovi caratteri di nobiltà spirituale. Ma proprio questo complica il problema. Francesca non e infatti la tentatrice “rotta al vizio di lussuria" al contrario, a una donna sensibile alle manifestazioni pia intense e alte della spiritualità. La lussuria non colpisce la donna-demonio, ma una figura che, sebbene non sia riducibile alla donna-angelo, comunque a ispirata dalla cortesia. La lussuria non 6 pia semplicemente corruzione e bestialità, nasce anche dal cuore dei valori cortesi e della gentilezza stilnovistica: quell'“amore che a nullo amato amar perdona.


I temi: Il libro e il corpo

II racconto di Francesca sull'episodio del bacio insiste sui temi della lettura e della letteratura (v. 127: leggiavamo; v. 131: lettura; v. 133: leggemmo; v. 137: libro, scrisse; v. 138: leggemmo). Fra i due amanti danteschi e i due amanti del romanzo arturiano, Ginevra e Lancillotto, nasce un rapporto di identificazione: in entrambi i casi, una passione colpevole porta a infrangere il sacramento del matrimonio. Se nel romanzo a far precipitare le cose e un personaggio, Galeotto, qui è il libro stesso. Dante, insomma, si sta interrogando sul rapporto fra letteratura e morale, centrale nella cultura del Medioevo; e in particolare sul ruolo della letteratura in un mondo raffinato e ispirato da valori cortesi. E dunque significativo che per far ciò ricorra al romanzo, il genere letterario che pia di tutti esprimeva quei valori e che egli stesso apprezzava. Di pia, egli unisce ad esso l'altra esperienza intellettuale che ha avuto un ruolo decisivo nella sua formazione di scrittore volgare: lo Stil novo. Definendo l'amore, Francesca cita Guinizzelli, il maestro degli stilnovisti, come già Dante aveva fatto nella Vita nuova. Non è un caso che Guinizzelli comparirà nella Commedia proprio fra coloro che, nel Purgatorio, espiano il peccato di lussuria. Pur fedele alla concezione stilnovistica-cortese, Francesca a lontana dalla svolta spiritualizzante e religiosa che le aveva impresso Dante svolta che e appunto uno dei presupposti del poema. L'amore di Paolo e Francesca 6 infatti rievocato con un turbamento sensuale. Anche se a prevalere sarà il silenzio (fino al pudore e alla reticenza del v. 138), l'area semantica della sensualità e, insieme a quella della letteratura, la pia presente e si articola nei due temi del corpo (v. 100: bella persona.; v. 131:4,occhio; v. 132, viso; v. 133: riso.; v. 136: bocca) e del desiderio (v. 104: piacer; v. 113: dolci pensier, disio v. 118: ,dolci sospiri; v. 120: disiri; v. 127: diletto; v. 133: disiato riso.; v. 134: esser basciato; oltre, naturalmente, alle ripetizioni su amor e amare). L'amore diviene una forma violenta: la stessa che, per contrappasso, agita nel turbine gli spiriti e tiene avvinti Paolo e Francesca (vv. 105 e 136). Lo svenimento di Dante si spiega proprio con questo: egli vede le conseguenze tragiche di un insieme di valori in cui lui stesso ha creduto e in cui lui stesso ha avuto parte. La sua pietade non è solo un sentimento di partecipazione umana: e il rivivere su di se un complesso nodo di temi intellettuali, culturali e morali.


I personaggi: Francesca

Francesca, come altri personaggi dell'Inferno, viva in un contrasto: quello fra nobiltà d'animo e peccato, fra pietà suscitata e giudizio di condanna. Per capirla, occorre tenere presente entrambi gli aspetti: la sua cortesia risulta ancora più straziante proprio perché schiacciata dal mal perverso. Ciò che la distingue è la delicatezza dolorosa propria dell'immagine femminile stilnovistico-cortese (mentre personaggi maschili come Farinata avranno piuttosto una statura eroica). Tuttavia, Francesca non e nella posizione lontana e donne-angelo, oggetto di contemplazione e mai soggetto di discorsi: nella Commedia compare un individuo concreto,con una posizione sociale precisa (di nobile, di donna sposata, di traditrice) e con una coscienza morale autonoma. Perciò e protagonista della propria storia, ed è lei stessa a narrarla, ponendo eccezionalmente sullo sfondo l' uomo (che invece è il protagonista attivo della lirica). Proprio questa coscienza e questa volontà (Francesca ha peccato, e il peccato deriva da una scelta razionale) un personaggio di straordinaria forza,e di una modernità che lo stilnovo non conosceva.


Attualizzazione e valorizzazione

Due sono i temi che sentiamo più vicini nella lettura di questo celebre episodio: quello del contrasto fra amore e norma sociale; quello dell'influsso che le opere dell'immaginario e della cultura (qui, la letteratura) hanno sulla nostra esperienza di vita. In genere, la nostra sensibilità ci induce a leggere il primo tema in chiave romantica: I'amore-passione deve o imporsi contro i vincoli esterni, presentandosi come una forza dell'autenticità; oppure, lo scontro si risolve tragicamente, e le convenzioni sociali sopraffanno il mondo interiore (come nel Werther di Goethe). Dante, tuttavia, imposta il problema in modo diverso: per lui, infatti, l'amore di Paolo e Francesca e un peccato, che si scontra non solo con la legge degli uomini (anzitutto, quella del matrimonio e del rispetto fra parenti),ma con la legge divina (il matrimonio, infatti, è un sacramento). Quanto,al secondo tema, esso conserva la sua attualità: solo che per noi, oggi, contano non solo (o non tanto) la letteratura e l'arte, quanto i miti della comunicazione di massa: la televisione, il cinema, la musica leggera. Essi propongono modelli di vita non meno potenti di quelli rappresentati dal romanzo arturiano e dalla lirica nel Medioevo, e che non sempre possono essere liquidati come forme inferiori e semplicistiche. Resta il fatto che ogni scelta sul destino individuale, per quanto inevitabilmente condizionata dal mondo che ci circonda, deve essere compiuta in libertà.
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