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Terzo Canto dell'Inferno


Il Terzo canto è ambientato nell'Antinferno, dove Dante colloca gli ignavi, ovvero coloro che non hanno operato scelte e seguito valori, essendo stati qualunquisti. E' qui che è possibile osservare il primo esempio di pena del contrappasso (termine di derivazione latina, da contra patens, ovvero "patire a contrario") che può essere per contrasto o analogia; GLI ignavi costretti a correre dietro a bandiera senza insegne, ovvero senza simboli e “stimolati” dalle punture di insetti che facendoli sanguinare e lacrimare alimentano il fiume infernale Acheronte.
Nel terzo canto è presente anche la prima figura mostruosa, Caronte, il traghettatore dell'Ade greco, divinità ctonia (del sottosuolo), in un certo senso sia carnefice (perché colpisce dannati con il remo), che vittima del volere divino a cui tutte le creature sono sottoposte, infatti è iracondo.

Le uniche fonti di luce sono rappresentate dalla barba bianca di Caronte e I suoi occhi vermiglio (rosso). Caronte può essere considerato come un esempio di descrizione dinamica. Anche gli angeli che pensarono a loro stessi, scegliendo di non schierarsi né con Dio né con Lucifero, sono inclusi negli ignavi per non contaminare il Paradiso e non onorare l'Inferno vero e proprio con la loro presenza. Il termine viltade è un riferimento a Celestino V (papa che abdicò) oppure anche al personaggio biblico Esaù che vendette suo regno per piatto di lenticchia. E' importante sottolineare come i dannati riconoscono il loro peccato e accettino la giustezza della pena.
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