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CANTO 26°:
Due schiere: sono accorpati sia etero che omosessuali (dalla Bibbia Sodoma e Gomorra), viaggiano in due schiere contrapposte, quando s'incrociano si abbracciano e si baciano.
Etero: mito di Pasife, peccato della lussuria: vacca di legno (fatta da Dedalo, che poi farà il labirinto per il Minotauro, ucciso da Teseo) per far si che che Pasife possa unirsi al toro, dando così origine al Minotauro.
Unisce mito e Bibbia: sincretismo letterario.
Sono presenti spiriti che devono purificarsi per passioni amorose estreme.
Dall'alba stiamo arrivando al mezzogiorno perché stiamo per giungere in Paradiso.
Quando gli spiriti vedono l'ombra di Dante chiedono spiegazioni, sono incuriositi, motivo per cui parlano di questo ed alcuni vanno vicino a lui, senza però uscire dal fuoco da cui sono continuamente bruciati. Hanno sete per il fuoco che li avvolge.
Dante va più lentamente rispetto a Stazio e Virgilio.
Uno spirito gli chiede di rispondergli dato che tutti vogliono una risposta, più di quanto un indiano o un etiope vogliano acqua fresca. Dante avrebbe risposto, ma viene colpito dall'altra schiera, quella degli omosessuali.

C'è un incontro, una specie di festa tra schiere. Si abbracciano, sempre camminando. Immagine formiche.
Esempi di lussuria punita sono urlati dalle due schiere: Sodoma e Gomorra, mito di Pasife.
Similitudine: uccelli, gru che volano verso le montagne e verso la sabbia per evitare gelo e caldo, una schiera va da una parte e l'altra dall'altra.
Cima del Purgatorio, siamo all'ultima balza, peccato più veniale.
Il viaggio è inverso e speculare rispetto a quello fatto in Purgatorio. Più si procede verso l'alto, più si è vicini a Dio.
Si parla di omosessualità, che in Dante va "presa con le pinze", è vista come un peccato. Qui gli omosessuali sono insieme ai lussuriosi, poiché Dante dà meno peso al primo dei due peccati.
Emafroditi = Etero (in Dante), da Ares (messaggero degli dei) dio della guerra e Afrodite, dea dell'amore (uniti maschile e femminile).
Nell'Inferno tra gli omosessuali c'era Brunetto Latini: exempla, Dante aveva molto rispetto verso di lui.
Tra i lussuriosi qui c'è Guinizzelli, maggior rappresentante del Dolce Stil Novo, molto amato da Dante.
Dante forza la mano per farli propendere a questi peccati, che per lui non sono spregevoli, per questo li inserisce lì anche se molto stimati.
L'omosessualità maschile era vista come una cosa normale, nel Medioevo non viene condannato questo peccato, fino al 1200, da San Franscesco in poi. Dante nel 1300, non si sente di condannare questi peccatori, come uomo e poeta li salva e li giustifica, per questo sceglie due personaggi a lui legati.
Metafora: appellare Cesare come "Regina", poichè ebbe rapporti di ogni tipo. Durante i banchetti dopo le vittore i soldati in un clima scherzoso lo rinominavano "Regina". Per i romani l'importante era il piacere.
Dalla schiera dei Lussuriosi si stacca Guinizzelli.
Da verso 52: Dante aveva già spiegato di essere vivo. Parla alle anime, le definisce sicure di passare oltre, lui non è morto ma è lì da vivo, fa questo viaggio per cancellare i suoi peccati. Più in alto c'è una donna che l'aspetta, grazie a lei è lì.
Riferimento a montanaro che dalla campagna arriva in città ed è stupito = le anime sono stupite della presenza di Dante, che chiede loro che peccato hanno commesso.
Un'anima dalla schiera, quella di Guinizzelli dice: "Beato te, che morirari meglio".
Metafora di Cesare Regina, scelto perché personaggio comunque positivo ed importante. Non vuole etichettarlo come personaggio negativo. Esempio biblico della città di Sodoma, urlano ed hanno sempre più sete.
Loro sono i lussuriosi, ermafroditi: esempio di Pasife.
Da verso 90: gli dice di essere Guinizzelli alla fine del discorso, fu uno dei poeti d'amore che si pentirono in estremis. Sono quasi tutti intelletuali, come per dire che questi peccati sono di spiriti molto sensibili e acculturati, soprattutto la lussuria. La poesia d'amore è vicina alla lussuria, sono portati all'amore esagerando un po'. Dante ha l'istinto di abbtacciare Guinizzelli, ma c'è il fuoco che lo ferma. Esempio dei figli di Isifile che si buttano nel fuoco per salvare la madre, lui non affronta il fuoco come loro.
Guinizzelli dà il via al Dolce Stil Novo. Dante rimane a lungo in silenzio e lo guarda, medita sulla poesia d'amore responsabile del peccato. Il fuoco lo frena. Fa una pausa di riflessione, rara.
Poi fa una promessa, dice qualcosa a cui Guinizzelli non poteva rinunciare.
Fiume lete: porta all'oblio, alla dimenticanza, cancella tutti i peccati per far si che le anime vadano pure in Paradiso.
In contrapposizione con l'altro fiume Eunoe, che ricorda le buone azioni.
Guinizzelli capisce che Dante lo venera come un maestro per le sue dolci parole, che saranno care a tutti. Gunizzelli è modesto ed indica un altro poeta provenzale che scrisse in lingua d'Oc, Arnaldo Daniello, afferma che lui è il miglior esponente della lingua materna.
Fa una battuta: lascia che gli "stolti" dicano che qualcuno è superiore a lui, molti dissero lo stesso per Guittone D'Arezzo che per Dante non è così valido.
Guinizzelli dice a Dante che se lui ha il grande privilegio di andare in Paradiso, paragonato a chiostro, può chiedere a Dio un "padre nostro" per l'amico. Poi scompare nel fuoco come un pesce nell'acqua profonda.
Dante si avvicina poi ad Arnaldo che comincia a parlare in francese, provenzale. Definisce la pazzia d'amore passata mentre spera di trovare pace in Paradiso. Poi anche lui scompare nel fuoco.
Excusatio non petita, accusatio manifesta: una scusa non richiesta, è un'accusa manifesta. Chi si scusa senza richiesta, si accusa da solo: tutti i poeti sono lussuriosi, di conseguenza lo è anche Dante che mette le mani avanti e si scusa.

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