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Dante è giunto all’ottava bolgia dei consiglieri fraudolenti e avverte la necessità di tenere a freno l’ingegno che la buona sorte e la Provvidenza gli hanno concesso, perché sia sempre indirizzato verso il bene, non come i peccatori di questa bolgia che lo hanno strumentalizzato per altri fini. Dante all’alto della rupe intravede tante fiammelle che avvolgono gli spiriti e le paragona al carro di fuoco che rapì Elia sotto gli occhi del suo discepolo Eliseo. Eliseo a sua volta è indicato ancora con una perifrasi che si basa su un altro episodio biblico. Il riferimento al testo biblico conferisce al racconto di Ulisse autorevolezza e importanza. I consiglieri fraudolenti sono prigionieri delle fiammelle che vagano per l’ottava bolgia. La loro colpa consiste nell’aver abusato dell’intelligenza e dell’astuzia per opere non coraggiose ma scaltre. La loro pena del contrappasso non è così semplice come le altre. Vi sono molteplici punti di vista. Il fuoco naturalmente penetra, brucia e consuma tutto ciò che incontra e questo significa l’ardore dell’ingegno e l’astuzia dell’animo; il fuoco per natura tende appunto verso l’alto, così l’ingegno di costoro tese sempre verso l’alto. Dante scorgendo una fiammelle diversa dalle altre ovvero biforcuta con 2 corni chiese a Virgilio chi potessero essere, e il maestro gli rispose che era Ulisse e Diomede. Inizia qui il celebre incontro con Ulisse. I Greci dopo dieci anni di inutili tentativi di prendere la città di Troia , su consiglio di Ulisse, decisero di agire con l’inganno. Finsero di abbandonare la battaglia, levando le ancore delle navi, ma si nascosero dietro una vicina isola. Intanto Ulisse e Diomede avevano fatto costruire un enorme cavallo di legno dentro la quale erano nascosti i sodati greci. Riuscirono a convincere i troiani che quello era un dono ed entrati in città fu la fine. Ulisse e Diomede, il primo con l’astuzia e il secondo con la forza e il coraggio, insieme suscitarono l’ira di Dio e insieme scontano la pena dopo aver trasgredito le leggi divine. Inoltre la distruzione di Troia fu la causa per cui Enea fuggì e fondò la nuova civiltà romana. Un altro degli inganni di Ulisse e Diomede: nella città di Troia c’era una statua d’oro, custodita nel tempio sacro a Pallade, che proteggeva la città e i due la rubarono. Dante vorrebbe parlare con Ulisse ma deve trattenersi dal fare domande e deve assistere in silenzio al dialogo tra Virgilio e Ulisse. Dante potrebbe non essere compreso dai due Greci per la diversa lingua e formazione. Inizia il celeberrimo racconto di Ulisse sull’epilogo della sua vita. L’episodio diverge da quello Omerico: Dante immagina che l’inquietudine di Ulisse non conosca tregua e che neppure l’amore per la patria, per il vecchio padre Laerte, per la fedele Penelope e per il figlio Telemaco, possa trattenerlo dal riprendere la via del mare, spinto dal desiderio di conoscere. La morte gli sopraggiunge solo dopo aver varcato i confini del mondo allora conosciuto, oltre le colonne d’Ercole. Ulisse si avvicina ai due e incomincia a parlare della sua morte giunta dopo l’allontanamento dall’isola della maga circe.

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