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Canto XXVI


Ci troviamo esattamente nell'ottavo girone, la bolgia, dell'ottavo cerchio, dove sono alloggiati i cosiddetti "consilieri fraudolenti". Il più grande esempio di colui che attraverso le parole è riuscito a tessere inganni è Ulisse. Il canto si apre con un'invettiva nei confronti di Firenze, perché si collega con il canto precedente, un attacco ironico che sottolinea il fatto che Firenze sia così famosa che molti fiorentini sono degni dell'inferno. Egli infatti ha trovato cinque cittadini che si sono distinti in negativo perché sono stati dei grandi ladri. Si augura anche che la fine di Firenze avvenga presto: se quello che si dice è veritiero, io mi auguro che quello che desidera Prato (la fine di Firenze) si verifichi subito. Abbiamo poi la descrizione di queste scale rocciose dove si è arrampicato con la guida di Virgilio. Guardano dall'alto il fondo di questa bolgia e vedono che le anime appaiono come dei punti di luce. Come il contadino, quando termina il lavoro sui campi, si riposa e vede le lucciole (al verso 25), allo stesso modo Dante vede le anime come delle luci. Lo stesso capita al profeta Eliseo quando vede il suo maestro Elia allontanarsi su un campo infuocato: Eliseo vedeva solo un punto luminoso, come fa adesso Dante quando, sporgendosi dalla cima delle scale, vede questi punti luminosi che sono le anime. Eliseo viene indicato con il verso: "colui che si vengiò con gli orsi". Si racconta che Eliseo, essendo stato canzonato a causa della sua calvizie, provocò una vendetta divina. Due orsi spuntarono e fecero una strage, perciò la perifrasi di questo verso.
Queste anime si presentano come punti luminosi perché sono avvolte da fiamme. Secondo la legge del contrappasso, le lingue infuocate rappresentano quell'incendio metaforico che le anime provocarono con le parole false che pronunciarono, con i loro inganni orditi da parole. Questa fiamma che brucia sta a indicare quanto bruci l'inganno, e rappresenta la forza diabolica della parola. Ognuna di queste fiamme nasconde un'anima. Dante è spaventato, perché inerpicarsi su questa roccia è molto difficile, infatti si sporge per guardare le anime. Viene colpito soprattutto da una di queste fiamme, che ha la punta biforcuta (verso 49). L'anima si presenta sì come una fiamma, ma sembra divisa, biforcuta, a due punte, così che sembra sorgere dalla pira dove c'è un riferimento alla lotta tra Teocle e Polinice. Entrambi avevano l'ambizione di governare su Tebe e furono perciò condannati al rogo. Si racconta anche che l'odio tra questi due fratelli provocò la divisione della fiamma sulla quale stavano bruciando. L'immagine di quest'anima biforcuta viene comparata a quella dei due fratelli. Virgilio spiega a Dante che in quella fiamma sono racchiuse due anime: quella di Ulisse e quella di Diomede, che hanno agito insieme. Ulisse e Diomede sono stato coloro che hanno pianificato l'inganno del cavallo di Troia. Da quel varco che fu realizzato per far entrare il cavallo uscì Enea, che diede vita alla creazione di Roma. Le altre colpe di Ulisse e Diomede: Achille era stato portato via dalla madre che voleva sottrarlo alla guerra, perché altrimenti sarebbe morto. Ulisse e Diomede scoprirono Ulisse e lo portarono via. Nel frattempo Deidamia si era innamorata di Achille, ma fu da lui abbandonata perché Ulisse e Diomede lo portarono via con la forza, per farlo tornare in guerra. Un'altra colpa di Ulisse e DIomede riguarda il Palladio. Il Palladio era l'immagine della dea Pallade che proteggeva la città di Troia. Diomede e Ulisse sottrassero il palladio. Dante fa di Ulisse il simbolo della conoscenza e sottolinea la differenza fra due diversi tipi di conoscenza: la conoscenza basata solo sulla razionalità, sul rapporto con la ragione, e la conoscenza di Ulisse.

Dante vuole parlare con queste due anime, ma Virgilio gli chiede di tacere e gli dice che avrebbe parlato lui, quasi Dante non fosse degno di parlare con queste due anime. Ma perché Dante non poteva parlare con queste due anime? Dante non conosceva il greco, quindi forse il problema era la lingua. Si è anche pensato che Virgilio, che aveva esaltato Ulisse nelle sue opere, faccia da cerniera tra la cultura greca e quella Medioevale. La fiamma arrivò e Virgilio prese a parlare. Virgilio vuole sapere come si concluse la vita dxi Ulisse, come è morto. La punta più alta della fiamma, che rappresenta Ulisse, comincia a parlare. Nella visione Dantesca Ulisse è un po' diverso rispetto all'immagine tradizionale che si dà di lui. Dante parla delle colonne d'Ercole, che segnavano i confini della terra esperibile. Quello che c'era al di là delle colonne, era popolato da mostri terribili. Ulisse vuole conoscere il mondo al di là delle colonne e convince i suoi compagni a intraprendere questo viaggio. Ulisse ammette di aver condannato anche i suoi compagni. Non si può conoscere le cose divine solo con la forza della ragione. Il canto si conclude con il naufragio di Ulisse: egli riesce a malapena a vedere un'altissima montagna, quella del Purgatorio, prima che un enorme vortice faccia naufragare lui e i suoi compagni, mentre il mare si chiude sulla sua barca.

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