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L’incontro di Dante con il barattiere lucchese (Inferno - canto XXI)


Nella V bolgia del VIII cerchio dell’Inferno sono puniti i barattieri cioè coloro che in vita hanno venduto le cariche pubbliche. il peccato di baratteria tocca personalmente Dante perché egli fu esiliato da Firenze propri per questa accusa. Tuttavia Dante non accenna alla vicenda personale come se le accuse lanciategli dagli avversari non fossero nemmeno degne di una risposta. Nonostante questo, attraverso un barattiere lucchese, egli ci presenta gli abitanti corrotti di una città come Lucca, governata dai Neri, come Firenze era in mano ai Neri dopo il colpo di stato del 1301-1302.
Per analogia, i barattieri sono immersi nella pece bollente che li invischia come li invischiò la corruzione di cui si macchiarono nella vita. Nel caso in cui risalgano in superficie, essi vengono immediatamente afferrati dai diavoli in voli che li straziano con i loro artigli.
Dante si trova sul ponte che collega la IV con la V bolgia ed osserva quanto sta succedendo in basso:

vv. 22-45 Parafrasi


Mentre io guardavo attentamente in basso
la mia guida mi disse “ Fai attenzione!
e mi trasse verso di lui dal luogo in cui mi trovavo.
Allora mi rigirai come colui che è desideroso
di vedere il pericolo da cui è bene che si allontani
ed è indebolito da una paura improvvisa,
il quale, per volgersi indietro a guardare, non ritarda la fuga:
e vidi dietro di noi un diavolo nero
venire correndo su per lo scoglio roccioso.
Ahimè com’era terribile nell’aspetto!
e come mi sembrava crudele nel suo atteggiamento
con le ali aperte ed agile nell’andamento!
Sulle spalle, angolose e sporgenti,
portava un peccatore che gravava su di lui con le due anche
ed il diavolo lo teneva per il tendine dei piedi.
Dal ponte in cui noi ci trovavamo disse. “ O Malebranche,
ecco uno dei magistrati di Lucca!
Immergetelo sotto la pece! (S. Zita è una santa di Lucca)
che io ritorno di nuovo
In quella terre di è ben fornita:
tutti [in questa città] sono barattieri, eccetto Bonturo;
li, per denaro, il no si cambia in sì.
Lo butto nella pece e risalì lo scoglio
Roccioso; e mai non ci fu un mastino sciolto
così veloce ad inseguire il ladro.

Il corpo del dannato si tuffa nella pece e ritorna a galla tutto ricoperto di pece. A questo punto, i diavoli che se ne stavano nascosti sotto il ponte, in tono di scherno, gli lanciano contro una frase ironica. “In questo luogo non c’è il crocifisso del Volto Santo come a Lucca e qui non si nuota come nel Serchio, il fiume che attraversa Lucca. Dopo averlo infilzato con molti uncini, gli consigliano, sempre a presa di giro, di dibattersi per il dolore sotto la superficie, affinché tu possa dedicarsi tranquillamente ai suoi loschi affari, come aveva fatto nella vita terrena. E a questo punto, Dante ci presenta una similitudine: non diversamente i cuochi ed i loro sguatteri si comportano quando con un uncino, spingono in basso i pezzi di carne affinché essi possano cuocere a puntino.

Il barattiere lucchese è definito soltanto nella sua carica e dalla città in cui visse. E’ probabile che si tratti di Martino Bottario che dagli atti risulta essere morto poco tempo prima del viaggio immaginario di Dante attraverso l’oltretomba. Ci si può chiedere perché Dante ne abbia nascosto il nome. Lo ha fatto forse per ovvie ragioni poiché i contemporanei sapevano bene di chi si trattasse, oppure perché egli voleva incolpare la borghesia di Lucca e i suoi magistrati, condannati in blocco come barattieri, cioè come politici corrotti, abituati a trarre profitti illeciti dalle loro cariche pubbliche, come risulta anche dalle parole del diavolo che lo getta nella pece bollente.
Il canto è tutto incentrato su sulle azioni dei diavoli e sulla figura del barattiere a tal punto che anche Dante finisce letteralmente in secondo piano. La bassezza dello stile è segnalato dalla beffarda ironia dei diavoli, dal lessico volgare, dal tono litigioso dei diavoli e dai loro suoni osceni.
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