Sapiens Sapiens 11843 punti

Incontro di Dante con Venedico Caccianemico - Inferno - canto XVIII

Nella I e nella II bolgia dell’ VIII cerchio sono puniti rispettivamente i seduttori e gli adulatori, costretti continuamente a correre, ciascuno dei due gruppi in una direzione contraria. Sulle pareti scure della bolgia, ovunque appaiono demoni cornuti che colpiscono a frustate il posteriore dei dannati affinché essi siano in continuo movimento. Lungo il cammino, Dante individua un’anima che gli sembra di riconoscere. Il dannato, avendo capito di essere stato riconosciuto cerca di nascondersi abbassando il volto, ma invano. Dante gli rivolge la parola con un tono aspro e lo identifica come Venedico Caccianemico. Gli chiede quale sia la colpa che lo ha condotto ad essere punito così severamente. Anche se malvolentieri, il dannato risponde, ricordando alcuni aspetti del comportamento tenuto da vivo. Narra di aver offerto sua sorella alle voglie del marchese d’Este. Infatti, era fatto noto, in quel tempo (= “la sconcia novella” del verso 57), che egli avesse ceduto la sorella Ghisolabella al marchese di Ferrara per ottenere in cambio un appoggio politico e quindi un vantaggio economico. Aggiunge anche di non essere l’unico bolognese a trovarsi in questa bolgia dell’Inferno e moltissimi sono i Bolognesi a condividere la stessa pena. Termina, invitando Dante a ricordarsi come l’indole dei Bolognesi sia per natura avida.

vv. 58-63
E non pur io qui piango bolognese;
anzi n’è questo loco tanto pieno,
che tante lingue non son ora apprese
a dicer “sipa” tra Sàvena e Reno;
e se di ciò vuoi fede o testimonio,
rècarti a mente il nostro avaro seno.

Parafrasi


Ed io non sono l’unico bolognese condannato in questo luogo
anzi, questo luogo ne è talmente pieno
da superare il numero di coloro che abitano
fra i fiumi Sàvena e Reno dove si dice “sipa” invece di “sia”
e se ne vuoi avere la riprova,
ricordati quanto sia avida la nostra natura.

Il colloquio, però, non si prolunga oltre perché, nel frattempo, interviene un diavolo che colpisce il dannato con una frusta, apostrofandolo con la frase “Via, ruffiano! Qui non ci sono donne con cui poter guadagnare del denaro!”

L’invettiva di Dante nei confronti dei Bolognesi, messa in bocca a Venedico è piuttosto coraggiosa perché nel momento in cui scrive la Divina Commedia egli è in esilio e costituiva un rischio inimicarsi una città che avrebbe potuto accoglierlo. Fra l’altro sappiamo anche Dante fu anche invitato a Bologna per essere incoronato con una corona di alloro, ma egli rifiuto, forse intuendo quanto la sua presenza sarebbe stata poco gradita.

Hai bisogno di aiuto in Inferno?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email