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Incontro di Dante con Maometto – Inferno – canto XVIII


Nella IX bolgia dell’VIII cerchio dell’Inferno, Dante colloca coloro che in vita sono stati seminatori di discordia. L’orrore presente nel luogo è talmente grande che fin dall’inizio Dante si chiede chi mai potrebbe descrivere fedelmente un simile spettacolo. Essi, per contrappasso, sono tagliati a pezzi. Un diavolo armato di spada mozza loro alcune parti del corpo; le ferite si rimarginano e quando il dannato si presenta di nuovo davanti al diavolo, deve subire delle nuove mutilazioni.
Alla vista di Dante, si presenta un dannato, squarciato dal mento fino all’ano. Le budella gli pendono dalle gambe; si vedono i visceri e lo stomaco che trasforma il cibo in escrementi. Egli si apre il petto con le mani come se volesse creare compassione in Dante e nel contempo si presenta: “Guarda come mi scoscio! Guarda com’è dilaniato Maometto!” Insieme, presenta il suo genero Alì, tagliato dal mento fino alla radice dei capelli. Le ferite dei due dannati si completano perché quella di Alì è una prosecuzione di quella del suocero. Il contrappasso è chiaro e viene spiegato da Maometto e più avanti da Bertrand de Born: come essi divisero le genti adesso il loro corpo è diviso da diavoli armati di spada Dalle parole che Dante fa pronunciare al dannato, si capisce come egli avesse una conoscenza parziale della religione islamica. Infatti, Dante non colloca Maometto e Alì fra gli eretici, bensì fra i seminatori di discordia in quanto rimprovero loro soltanto di aver provocato la separazione della comunità umana, ma non di aver contribuito a diffondere una falsa religione.
Maometto chiede al Poeta chi sia e sospetta che si tratti di un’anima che stia raggiungendo, in ritardo, il luogo assegnatogli da Minosse. Dopo l’intervento di Virgilio che chiarisce la situazione, Maometto affida al Poeta un messaggio per l’eretico fra’ Dolcino. Se quest’ultimo non lo vuole raggiungere presto nella IX bolgia, è opportuno che provveda a rifornirsi di vettovaglie in modo tale che il vescovo di Novara non sia in grado di riportare una vittoria definitiva contro la sua setta. Poiché l'azione della Divina Commedia è ambientata nel 1300, quando Fra’ Dolcino egli era ancora vivo, Dante non lo incontra durante la sua visita all'Inferno, ma è Maometto, che si trova in quella stessa bolgia, a preannunciargli il suo arrivo. Si tratta di una delle "profezie" che Dante inserisce nel poema per poter citare personaggi ancora viventi nel 1300 o eventi posteriori a tale data,ma già avvenuti, nel momento in cui egli scriveva). Dopo aver pronunciato tale profezia, Maometto sollevai piedi e riprende il suo cammino
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