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Inferno – Incontro di Dante con Cerbero


Presentazione


Nei versi seguenti, Dante descrive Cerbero, il mostruoso cane mitologico a tre teste che fa da guardiano alle anime dei golosi e la cui figura è ricavata dall’Eneide. Si nota subito un’analogia fra la natura animale del demone e l’aspetto delle anime sottoposte alla sua vigilanza che è il segno della degradazione a cui l’uomo è ridotto dalla gola. La pena a cui sono sottoposti i dannati coinvolge tutti i cinque sensi, alludendo con ciò al fatto che anche il peccato di gola coinvolge tutti. Le unghiate di Cerbero coinvolge il tatto e i suoi latrati l’udito, a cui si unisce il fetore del fango e della pioggia (olfatto) e l’immersione dei dannati nella fanghiglia (gusto e vista). Nel Medioevo, Cerbero è il simbolo dell’odio e dell’ingordigia e Dante lo trasforma in strumento ed amministratore della giustizia divina. Dal punto di vista formale, la presentazione della figura mitologica al verso 13 e seguenti, ricorre ad una marcata allitterazione (tre, latra, gente, crudele) che aumenta l’asprezza e soprattutto il significato bestiale dell’immagine.

Parafrasi (vv. 1-39)


Al tornare della facoltà sensitiva, che venne meno
dinnanzi alla compassione provata per i due cognati [Paola e Francesca]
che per la violenta commozione mi sconvolse tutto,
altri tormenti ed altre anime tormentate
mi vedo intorno, da qualunque parte io mi muova
e mi giri e rivolga il mio sguardo.
Mi trovo nel terzo cerchio, quello della pioggia
eterna, maledetta [dai dannati], fredda e dura da sopportare;
mai non varia né il ritmo, né la sua natura.
Grossa grandine, acqua scura e neve
Si riversa [a terra] attraverso l’aria tenebrosa;
la terra esala fetore per questo [miscuglio] che riceve.
Cerbero, fiera feroce e strana,
con le sue tre gole, emette latrati come fanno i cani
al di sopra dei dannati che sono qui immersi.
Ha gli occhi rossi e il pelame unto e sporco
La pancia larga e le zampe fornite di unghie;
graffia i dannati, li scuoia e li fa a pezzi.
La pioggia li fa urlare come fossero cani;
con un lato [del loro corpo] riparano l’altro;
i poveri peccatori si rivoltano spesso.
Quando Cerbero ci scorse, quella grande creatura abietta,
aperse le [tre] bocche e ci mostrò le zanne;
tutte le parti del suo corpo si muovevano.
E la mia guida tese verso di me le sue mani aperte
Prese un po’ di terra, e con il pugno pieno
la gettò dentro le cavità delle gole.
Come il cane che abbaiando esprime fame
e che dopo aver azzannato il cibo, si calma
perché pone ogni attenzione soltanto a divorarlo,
tali divennero quei musi sporchi
del demone Cerbero, che stordisce
le anime dei [dannati] a tal punto che vorrebbero essere sorde.
Noi passavamo sopra le anime oppresse
dalla pesante pioggia, e mettevamo i piedi
sulla loro figura inconsistente, simulante da un corpo reale.
Tutte giacevano per terra,
tranne una che si alzò, mettendosi a sedere, non appena
che essa ci vide passarle davanti.
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