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Datazione del viaggio ultraterreno di Dante


La data di inizio del viaggio dantesco, per il suo profondo valore simbolico, ha spesso attirato l’attenzione degli interpreti. Le maggiori informazioni che Dante ci offre sulla datazione del suo viaggio sono contenute nelle parole di Malacoda, capo dei diavoli di Malebolge:
“ Iter, più altre cinqu’ore che quest’otta, mille dugento con sessanta sei anni compiè che qui la via fu rotta” ( Infrno,XXI,112-114).
Malacoda sostiene che il giorno prima, cinque ore dopo l’ora in cui si sta parlando, erano trascorsi 1266 anni dal terremoto , provocato dalla morte di Cristo, che distrusse i ponti fra le bolge. Nel Convivio Dante accoglie la tradizione che poneva la morte di Cristo , trentaquattrenne , a mezzogiorno del Venerdi . Nel momento in cui avviene l’incontro con Malacoda dovremmo essere dunque nel 1300, alle sette del mattino del Sabato Santo: il problema è costituito dal giorno, poiché la devozione medievale conosceva due date per la passione di Gesù: il Venerdi Santo 8 aprile e il 25 marzo . C’è chi ha voluto escludere la datazione liturgica con motivazioni non trascurabili. In Paradiso , XXVII,86-87, Dante dice che il sole è in Ariete . il riferimento escluderebbe la data dell’8 aprile, poiché nel 1300 il sole era entrato in Ariete già il 12 marzo , per uscirvi un mese dopo. Ma c’è una grave difficoltà che investe anche la proposta del 25 marzo del 1300; Virgilio, in Inferno , XX,124-125, precisa che Dante intraprese il proprio viaggio durante il plenilunio , e questo è attestabile per il 25 marzo 1301, non per la stessa data del 1300. Ma la datazione al 1300 è un aspetto che non può essere messo in discussione : innanzitutto perché è anno di Giubileo, dunque dotato di una connotazione particolarmente solenne; poi per l’accenno di Paradiso XXXII,2, che ricorda come la visione di Beatrice si sia realizzata dieci anni dopo la sua morte; per tutti questi motivi c’è chi ha pensato che Dante possa aver scambiato i dati astronomici del 1301 con quelli del 1300. Anche se di recente non sono mancate proposte radicalmente innovative, quella cioè che rimanda al Venerdì santo 8 aprile, sembra ancora la più equilibrata, considerando l’accenno virgiliano alla luna piena avrebbe potuto riferirsi non alla data astronomica, ma a quella del calendario ecclesiastico , che poneva il plenilunio nella notte tra il 7 e l’8 aprile. E la notte di giovedì 7 Dante si trova nella selva, il venerdì mattina vede il colle ma è costretto a regredire a causa delle tre fiere: appare quindi Virgilio ed il viaggio può avere inizio.
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