Terreni cromogeni


Per la ricerca dei microrganismi sono disponibili metodi molto rapidi che impiegano biosensori evidenziabili colorimetricamente nel visibile o nell'UV.
I biosensori utilizzati maggiormente in microbiologia sono i composti cromogeni (o cromogenici). I cromogeni sono molecole sintetiche composte da un cromoforo (molecola colorata) legato, ad esempio, al lattosio con formazione di un'unica molecola incolore. Il microrganismo assume quindi con il lattosio anche il cromogeno. All'interno della cellula batterica l'enzima target rompe il legame e le due molecole si separano. Una volta libero, il cromoforodiventa colorato e insolubilee si accumola all'interno delle cellule che formano la colonia e non diffonde nell'agar circostante. La presenza di attività enzimatica nelle cellule batteriche è così segnalata in modo chiaro e inequivocabile (biosensori: evidenziano tutto ciò che ha attività enzimatica).
Per la ricerca di Escherichia Coli sono disponibili fluorocromi (cromogeni) coniugati con metaboliti (substrato) per evidenziare una β-glucoronidasi, enzima che catalizza l'idrolisi degli acidi β-glucoronici. il MUG è il fluoroconiugato più utilizzato per evidenziar la β-GUD. In presenza del MUG la β-GUD tipica di E. Colim rilascia dal fluorocomposto MU con una fluorescenza alla luce UV. Il MUG può essere aggiunto agli usuali terreni di cultura. Considerando che Pseudomonas produe colonie di colore verde-blu con pigmenti dotati di debole fluorescenza ai raggi UV, si può differenziare con il test dell'ossidasi: negativa per E. Coli, positiva per Pseudomonas.
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