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Uno sguardo alle biotecnologie



Il termine biotecnologia indica l’utilizzo di organismi viventi o di sostanze da loro derivate per produrre alimenti, farmaci, materiali particolari o altri beni di consumo. In termini generali, secondo questa interpretazione, possono essere considerate attività biotecnologiche moltissime attività umane, iniziate in tempi molto antichi. Tra queste, le pratiche di domesticazione di piante e animali, l’uso dei microrganismi per le fermentazioni nella produzione di yogurt, formaggio, vino e birra, e molto altro. È vero, comunque, che al momento attuale con questo termine più che alle pratiche tradizionali ci si riferisce a tecniche che consentono di interferire su quella parte di mondo invisibile, che riguarda le cellule, gli organuli, gli apparati biochimici, e le molecole talvolta molto complesse che formano i viventi. Gli enormi passi avanti compiuti nei campi della biologia molecolare, della genetica e della biochimica, rendono quello delle biotecnologie un campo di vastissime applicazioni. Si tratta di un’area d’indagine estremamente dinamica, rapida nell’evolversi, e quindi difficile da trattare. In particolare, risulta difficile essere al passo con le nuove tecniche, che continuamente vengono messe a punto.
In generale, le moderne biotecnologie sono utilizzate per tre diversi scopi:
• isolare le biomolecole come il DNA, gli enzimi o in generale le sostanze prodotte da un vivente;
• determinare la struttura e le caratteristiche chimiche e fisiche di tali molecole;
• produrre biomolecole uguali o diverse da quelle trovate in natura, per il loro utilizzo in ambito medico, nella produzione di alimenti, di materiali utili, e in generale per gli scopi più svariati.
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