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Proprietà chimica-fisiche del DNA applicate all’analisi del genoma

Innanzitutto la denaturazione del DNA è la separazione dei due filamenti, la quale può essere reversibile oppure irreversibile e realizzata in laboratorio attraverso un aumento di temperatura.
Se poi il DNA (acido deossiribonucleico) viene raffreddato è in grado di renaturarsi e riacquisire le sue potenzialità.

Attraverso lo spettrofotometro si misura l’assorbanza di luce del DNA: normalmente il DNA assorbe luce ultravioletta a 260nm. Se però il DNA (acido deossiribonucleico) è denaturato aumenta l’assorbanza, questo è definito effetto ipercromico che è dovuto al fatto che quando il DNA si apre può assorbire più luce perché le basi azotate sono libere. Esiste una temperatura di melting, ossia la temperatura alla quale l’assorbimento della luce UV aumenta del 50%. La temperatura di melting è caratteristica di ciascun DNA e dipende dalla sua composizione: tante più guanine e citosine tanto è maggiore la temperatura di melting perché tanta più energia è necessaria per denaturare il DNA e rendere le basi azotate libere. N.B.: a denaturarsi più rapidamente solo le porzioni ripetute; si denaturano con più fatica quelle mediamente ripete; infine quelle uniche, codificanti, necessitano di molta energia per denaturarsi.