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Dalla pecora Dolly ai nostri giorni


Il primo mammifero clonato a partire dal nucleo di una cellula differenziata (anziché embrionale) è stato prodotto nel 1996. Si trattava della pecora Dolly, ottenuta dal gruppo di ricerca di Ian Wilmut B. Gli scienziati prelevarono il nucleo di una cellula della ghiandola mammaria di un esemplare adulto e lo sostituirono a quello di un ovocita fecondato, riuscendo ad arrivare al completamento dello sviluppo.
La pecora raggiunse lo stadio adulto ma fu abbattuta all’età di circa sette anni per complicazioni dovute a un’infezione polmonare. Altri mammiferi come topi, mucche e una scimmia del genere Rhesus sono stati clonati a partire da cellule differenziate oppure da cellule coltivate e geneticamente modificate.
Queste tecniche rendono disponibili molte possibilità applicative per la ricerca, in particolare per scopi biomedici. Per esempio, se si utilizzano dei topi clonati come cavie per gli esperimenti, si riduce moltissimo la variabilità individuale. Dato che gli ammali possiedono lo stesso genoma, è molto più facile riuscire a ottenere dei risultati sperimentali certi e univoci.
Con le stesse procedure utilizzate per la clonazione animale si possono produrre cellule staminali in coltura, a partire da cellule somatiche differenziate di un adulto. Il nucleo di cellule prelevate da un essere umano può essere sostituito a quello di un ovocita fecondato e dall’embrione nelle prime fasi di sviluppo si possono ottenere un gran numero di cellule staminali. Queste possiedono lo stesso genoma dell’individuo da cui sono stati prelevati i nuclei e possono essere reimpiantate nel donatore per la cura di malattie, senza correre il rischio del rigetto.
La clonazione animale e più in generale le tecniche di manipolazione genetica possono essere utilizzate anche per riprodurre individui di specie fortemente minacciate di estinzione. I tentativi finora non hanno avuto molto successo, ma l’avanzamento tecnico potrebbe consentire nel prossimo futuro di riportare in vita anche specie già estinte. Già da alcuni anni vari gruppi di ricerca stanno tentando di riportare in vita i mammut, utilizzando come donatore di ovociti l’elefante indiano. Chiaramente queste azioni pongono numerosi dubbi e problemi di tipo bioetico.
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