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La clonazione di Dolly


Nel campo della riproduzione e dello sviluppo negli ultimi tempi si è verificata una vera rivoluzione, culminata con la donazione della pecora Dolly, biotecnologia
che ha suscitato anche un intenso dibattito sulla capacità di governare i progressi della Scienza.
Con la donazione riproduttiva si ottengono in vitro animali con patrimonio genetico identico, come in natura si verifica per i gemelli mono-ovulari, che provengono da un solo ovocita fecondato.
La clonazione degli animali si ha mediante scissione del l’embrione(come nei gemelli mono-ovulari) oppure mediante la tecnica del trasferimento nucleare.
Nel febbraio del 1997 venivano pubblicati i risultati delle ricerche del gruppo di lan Witthun del Roslin Institute di Edimburgo, che aveva prodotto organismi completi utilizzando nuclei di cellule fetali e, cosa ancor più sorprendente, una pecora dal nucleo di una cellula adulta.
Le fasi della ricerca furono pubblicate dal giornale “Nature” il 27/2/97.
Cellule somatiche prelevate da una pecora di razza Finn Dorset erano state immesse in una coltura a basso tenore di nutrienti ed avevano per questo spento i loro geni attivi. Contemporaneamente un ovulo non fecondato, prelevato da una pecora Scottish Blackface, era stato privato del nucleo, mentre erano stati conservati gli altri componenti.
L’ovulo e una cellula somatica, messi in contatto, erano stati fusi mediante una scarica elettrica. Un secondo impulso aveva dato il via alla divisione cellulare, come nella fecondazione.
Dopo circa 6 giorni, l’embrione che si era sviluppato in vitro fu impiantato nell’utero di un’altra pecora di razza Scottish Blackface.
Dopo il normale periodo di gestazione, la pecora Blackface partorì un agnello Fìnn Dorset, chiamato Dolly. Dolly risultò geneticamente identica alla pecora donatrice del nucleo. La donazione riproduttiva potrebbe rendere disponibili cellule staminali embrionali da utilizzare a scopi terapeutici: cellule di un tessuto sano verrebbero tra- piantate per curare un organo malato. Una cellula staminale o capostipite non è infatti differenziata in modo definitivo (ovvero non ha assunto caratteristiche peculiari), può dividersi illimitatamente conservando le caratteristiche della cellula genitrice o differenziandosi in un nuovo tipo cellulare (nel caso in esame assumerebbe le caratteristiche della cellula del tessuto in cui viene trapiantata; cellule nervose si differenziano ad esempio in cellule sanguigne) .
Questa tecnologia sta comunque sollevando problemi etici e giuridici.
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