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Dibattito, discussioni, polemiche a proposito degli OGM


Da circa venti anni si sono sviluppate e affermate posizioni contrarie all’uso degli organismi geneticamente modificati e più in generale alle tecniche di ingegneria genetica. Numerose organizzazioni non governative, impegnate su vari fronti per la salva- guardia dell’ambiente naturale, stanno portando avanti con grande impegno la battaglia per la messa al bando degli OGM. Gran parte dell’opinione pubblica (forse la maggioranza) manifesta grosse preoccupazioni a riguardo di questi temi.
Date le conoscenze attuali, e come sarà chiaro al lettore di questo e del precedente capitolo, risulta molto difficile sostenere una posizione del tutto contraria alle tecniche di manipolazione genetica. Gli esempi trattati in questo libro rappresentano solo una piccola parte di una grande vastità: le manipolazioni genetiche sono impiegate in ambiti talmente diversi che sarebbe troppo riduttivo provare ad accomunarli.
Anche tra gli scienziati e le altre persone informate sulle biotecnologie esistono posizioni contrarie agli OGM e alla loro commercializzazione, ma nessuno di essi è contrario all’utilizzo delle tecniche di manipolazione genetica in senso assoluto. Una posizione di questo tipo comporterebbe il rifiuto degli ultimi quarant’anni di ricerca in biologia molecolare e genetica, e a una lunga serie di conquiste nella cura delle malattie. Con quale motivazione, per esempio, si potrebbe spiegare alle persone ammalate che l’insulina per la cura del diabete o l’ormone della crescita non sarebbero più disponibili, perché si ritiene sbagliato trasferire geni da una specie all’altra?
Uno dei motivi di forte criticità nei confronti delle piante transgeniche è che si tratta di organismi complessi, nei quali le manipolazioni sono spesso inefficaci, e che si possano verificare effetti secondari, difficili da poter prevedere. Secondo queste posizioni, le manipolazioni dei batteri sarebbero giustificate: data la loro semplicità gli effetti imprevisti sarebbero meno probabili. Eppure, proprio per la loro semplicità e le ridotte dimensioni, i batteri sono molto difficili da contenere all’interno di un laboratorio, e la loro capacità di colonizzare rapidamente nuovi ambienti è impareggiabile. A questo si aggiunga che i batteri possono scambiare facilmente materiale genetico, con altri batteri geneticamente simili ma anche con specie distanti, e addirittura con piante e (probabilmente) animali. Per questo, utilizzando i batteri, i pericoli sono forse maggiori rispetto all’uso delle piante. Anche i lieviti (come il lievito di birra) sono molto utilizzati per produrre varietà geneticamente modificate. Essi sono eucarioti, quindi molto più complessi rispetto ai batteri, ma la loro manipolazione genetica non suscita le stesse preoccupazioni delle piante. Questo forse perché si tratta di microrganismi, piccoli e invisibili. Per questo il grande pubblico, non vedendoli direttamente, non ne è spaventato.
L’avversione agli OGM spesso si associa a quella nei confronti delle multinazionali che li producono. Le aziende che operano nel settore sono quasi sempre grosse compagnie, dotate di grande capacità di impatto economico e penetrazione nei mercati mondiali. Moltissime persone sono preoccupate dalla diffusione degli OGM nel mondo da parte di queste aziende, con effetti potenzialmente dannosi sulla biodiversità e sulle colture rurali. Tali preoccupazioni sono più che giustificate, così come i timori relativi alla commercializzazione di alimenti non sufficientemente controllati per gli effetti sulla salute. D’altra parte, tutti questi effetti nefasti non possono essere associati soltanto agli OGM. Le multinazionali interferiscono con i mercati e con le colture del mondo da molti decenni, e hanno prodotto effetti negativi molto prima che gli OGM fossero disponibili. Ognuno di questi rappresenta un caso singolo che è necessario analizzare nei dettagli, per poterne capire i possibili fattori di pericolo. Davvero non è possibile raggrupparli in un unico contenitore esclusivamente per le manipolazioni geniche. Se al contrario si cominciano a fare delle distinzioni, vuol dire che la battaglia che si sta conducendo non ha valore assoluto. Analizzando gli esempi di piante transgeniche (Piante OGM), e valutando anche gli scopi per cui sono state prodotte, si possono trovare facilmente molti casi «problematici». In questi, è facile immaginare dei possibili rischi per la salute, o danni per l’ambiente. Ma in certi casi non è così. A questo proposito è interessante approfondire la storia del Golden Rice. Questo riso è stato prodotto da enti pubblici, in associazione con aziende private, ma senza scopo di lucro. La sua distribuzione non ha nessuna finalità economica e dagli studi effettuati finora non appare nessun effetto negativo per la salute umana. Al contrario, gli effetti positivi per milioni di persone sono previsti e sono di fatto lo scopo per cui il Golden Rice è stato realizzato. Ciononostante, i movimenti anti-OGM sono contrari alla sua coltivazione per il solo fatto che si tratta di una pianta transgenica.
Un motivo di preoccupazione riguarda la paura che nell’ambente si potrebbero diffondere gli organismi transgenici, o che i geni manipolati potrebbero essere trasmessi alle varietà selvatiche. Portando ad imprevedibili effetti ecologici. Vanno fatte però un paio di considerazioni.
• I primi organismi geneticamente manipolati sono stati prodotti negli anni 70 del secolo scorso. A partire da allora, per scopi legati alla ricerca, è stata prodotta una varietà enorme di organismi transgenici, i più numerosi in assoluto quelli batterici. È assolutamente certo che batteri e altri organismi transgenici siano usciti da un numero imprecisato di laboratori di tutto il mondo, e abbiano interagito con l’ambiente naturale e con i ricercatori stessi. Negli ultimi quaranta anni gli ipotetici danni ecologici non si sono comunque mai verificati.
• Da un punto di vista evolutivo, la cosa più prevedibile quando si introduce un nuovo gene nell’ambiente è che questo si estingua. Infatti, la selezione naturale ha esercitato una pressione sulle specie selvatiche e sui loro geni, producendo un bilanciamento di funzioni biologiche difficile da migliorare artificialmente. Le specie utilizzate dall’uomo non sono adattate all’ambiente, e non possono competere con quelle selvatiche. Se una specie domestica è liberata nell’ambiente, essa si estingue rapidamente, oppure si modifica nel corso delle generazioni e riacquisisce il fenotipo selvatico (si «rinselvatichisce»). Per questi motivi, è logico pensare che una specie geneticamente modificata, non sufficientemente adattata all’ambiente (esattamente come una specie domestica), sia destinata a soccombere nella lotta per l’esistenza.
Con questo scritto non si vuole sostenere una posizione in assoluto favorevole oppure contraria agli OGM, semmai lo scopo è quello di stimolare il dibattito e lo sviluppo di una coscienza critica. Un importante punto di partenza, che dovrebbe essere una base per qualsiasi posizione, dovrebbe essere che gli organismi transgenici non sono tutti uguali per il semplice fatto di aver subito delle manipolazioni geniche. Le preoccupazioni dovrebbero essere correlate ai geni specifici che vengono introdotti negli OGM, e ai motivi particolari per cui si fanno queste operazioni.
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