L’ingegneria genetica è la manipolazione del genoma di un organismo per mezzo degli strumenti biotecnologici. Può consistere nell’inserzione di un gene o nella sua rimozione, o comunque alla sua inattivazione.
Un organismo che si trova ad avere nel proprio genoma un gene proveniente da una fonte diversa viene spesso chiamato organismo transgenico, mentre il gene esterno è detto transgene per distinguerlo dai geni nativi dell’organismo che lo riceve. Più in generale: qualunque organismo il cui genoma sia stato modificato per mezzo dell’ingegneria genetica, non necessariamente per l’aggiunta di un gene estraneo, è detto OGM (Organismo Geneticamente Modificato).
Il fine più comune è capire quale sia la funzione di un determinato gene. Un secondo motivo è quello di far produrre all’organismo transgenico la proteina codificata dal transgene. Questo tipo di approccio viene usato per fare in modo che i microrganismi producano proteine terapeutiche. Anche la rimozione o l’inibizione dell’attività di un gene possono essere molto utili, per eliminare una funzione non richiesta, oppure semplicemente per comprendere quale funzione svolga un gene appena scoperto.

Le tecniche di trasferimento più semplici, come per esempio la trasformazione, spostano tutto il DNA transgenico all’interno di una singola cellula e sono quindi ottimali se l’organismo ricevente è unicellulare, come un batterio.

A livello globale l’uso di OGM è in crescita, ma in Europa non decollano e sono anzi in crisi. I paesi europei sono ai margini della classifica in base alle dimensioni delle coltivazioni, dove troviamo in testa USA, Brasile e Argentina.
Parlando di OGM sono stati evocati scenari molto diversi: c’è chi sostiene che, proprio grazie all’impiego degli OGM in agricoltura, si potrà sconfiggere la fame nel mondo, chi teme che siano pericolosi per l’umanità e problematici per la biodiversità.

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