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L’evoluzionismo



Secondo le scienze etnoantropologiche, l’evoluzionismo è definito come un modo che collega le differenti culture nelle diverse tappe dell’evoluzione. Secondo Auguste Comte, intorno alla metà dell’ottocento, gli stati evolutivi vengono distinti in tre stadi.
Secondo la teoria evoluzionistica classica, primi antropologi furono due studiosi come Edward Nurnett Tylor e James Frazer, che lavorarono su alcuni dati raccolti precedentemente da altri.
Il primo antropologo riconosciuto per il suo lavoro fu Lewis Henry Morgan, che fece delle ricerche sulle popolazioni americane, cercando di risalire a rapporti molto stretti. L’interesse era rivolto soprattutto sul perché popolazioni distribuite in diverse parti della terra avessero dei modi di vivere e credenze molto simili. La risposta a questa domanda è stata ritrovata sul fatto che la storia dell’umanità è uguale per tutti e prosegue su una linea costante, che si è differenziata pian piano nel corso dei secoli, in modo sempre più complessi fino alla metà dell’ottocento, periodo della rivoluzione industriale.
Nelle diverse parti del mondo, ci sono popoli cosiddetti “selvaggi” che conducono uno stile di vita legato agli uomini preistorici e, per questo motivo, venivano viste come fossili viventi rispetto alle popolazioni europee. Quindi questa mentalità, comporta uno scontro e porta alla nascita delle teorie razziste tra i differenti popoli. Di conseguenza, gli antropologi evoluzionisti sostengono che non esistono diverse specie umane, ma ne esiste solo un’unica e proprio per questo motivo è possibile ripercorrere tappe che hanno fatto progredire il genere umano.
La concezione di evoluzionismo attuale è differente da quella passata: in precedenza, secondo la teologia, esisteva una sorta di gerarchia in cui alla sommità c’era Dio, angeli, esseri umani e cosi via. Invece durante il XX secolo, a partire dall’Illuminismo, si inizia a sviluppare un nuovo concetto. Secondo Lamark e le sue teorie evolutive, i caratteri che venivano acquisiti a sua volta venivano trasmessi alla progenie. Successivamente Darwin getta le basi per far si che l’evoluzionismo biologico diventi la base per la scienza. Egli nega il concetto di progresso, linea comune, superiorità di una specie rispetto ad un’altra. Egli afferma che l’evoluzione è stata causata da modificazioni interne, riguardanti il corredo genetico.

le principali teorie dell'evoluzione

Le tre correnti evoluzionistiche di Julius Steward



Durante il 1955 Julian Steward individua tre correnti evoluzionistiche:
1. Evoluzionismo Unilineare, che domina tutto l’evoluzionismo del 1800. Secondo questa teoria esiste un filo conduttore comune dominante, in cui le società attraversano gli stessi stadi ma con velocità differenti. Tra gli argomenti che venivano affrontati troviamo l’evoluzione della gestione familiare e della religione.
2. Evoluzionismo Universale, nato intorno al 1900, con l’obiettivo di concentrarsi soprattutto sulla scoperta delle diverse fasi epocali della società.
3. Evoluzionismo Multilineare, secondo Julian Steward ci sono diverse linee evolutive in base alle aree geografiche. È fondamentale, di conseguenza, il rapporto tra tecnologie umane e ambiente naturale.
In seguito, durante il 1950, le teorie Darwiniane sono state aggiornate: come la Teoria degli Equilibri Punteggiati, proposta da Niles Eldredge e Stephen Jay Giuld, in cui si affermava che l’evoluzione avveniva in modo discontinuo. Mentre il biologo Clinton Richard Dawkins propose il “Gene Egoista” ovvero, andò a sostituire la concezione dell’organismo individuale di Darwin con il fatto che il gene rappresenta il principale protagonista della selezione naturale. Nel 1975 Edward Osborne Wilson utilizzò la sociobiologia per spiegare i cambiamenti socio-antropologi. Affermava che la cultura viene sostenuta dai geni e di conseguenza tutti i comportamenti sociali derivano da una continua evoluzione biologica.

A cura di Anny.

per approfondimenti vedi anche:
Teoria dell'Evoluzione di Darwin