Zucchero
In linea di massima assumiamo
zuccheri e li utilizziamo in una serie di attività, dunque, gli zuccheri rappresentano l'energia per i
muscoli, il cervello... Tutto lo zucchero che noi non utilizziamo, viene conservato tramite dei depositi, e lo riserviamo per momenti in cui la nostra glicemia non sarà ottimale. Allo stesso tempo blocca la sintesi di altri zuccheri. Noi dobbiamo limitare entrambi gli stati limite, anche se l'iperglicemia post-pasto è fisiologica e viene controllata.
Deficit relativo
Presenza di sintomi di ipoglicemia (sintomi neurovegetativi e neuroglicopenici); Risoluzione dei sintomi non appena con un pasto si rigenera l'equilibrio glicemico. Per poter parlare di ipoglicemia abbiamo dei cut-off che non sono del tutto standardizzati perché dipendono dalla condizione del paziente. Ad esempio per la maggior parte delle persone sane si parla di ipoglicemia quando si scende sotto i 45-55 mg/dl ma, se tra di voi dovesse esserci un diabetico il valore limite non sarà più 45 ma 70 mg/dl, perché il diabetico, essendo abituato a valori più alti, diventa sintomatico prima. Il diabetico con 65 mg/dl sta male quanto un non diabetico con 35 mg/dl. A differenza delle ipoglicemie, il diabete rappresenta un discorso più ampio. Il diabete è un'iperglicemia che presenta un deficit assoluto o relativo di insulina. Deficit assoluto: quando non se ne produce più o se ne produce troppo poca. Quando ne produciamo una quantità sufficiente ma che nel target tessutale è talmente iper rappresentata che diventa relativamente poca. Cioè, l'insulina fa entrare lo zucchero nelle cellule; se la persona ha un tessuto adiposo iperrappresentato, a parità di quantità di insulina il tessuto adiposo diventa esorbitante e l'insulina non ce la fa a far entrare lo zucchero in così tante cellule.
Tipi di diabete
Abbiamo molto importante il Diabete di tipo 1 (giovanile): che insorge a causa di un'aggressione del pancreas da parte dell'immunità (autoimmunità) dopo un evento infettivo, ad esempio. Il pancreas viene quindi depauperato e produce meno insulina. È presente in ragazzi giovani, magri, e non viene causato dalla loro
alimentazione, ma da un malfunzionamento del pancreas. Da subito si deve attuare una terapia con insulina. Calcolo della glicemia: si effettua tramite prelievo a digiuno perché la glicemia risente tantissimo di ciò che mangiamo (richieste almeno 12 ore di digiuno), e non va bevuto nemmeno il caffè. Quando siamo vicini ai 100 mg/dl dobbiamo avvertire il paziente che si sta avvicinando a uno stato patologico, anche perché è un valore a digiuno, quindi in seguito a un pasto aumenta. Intorno a 102-115 mg/dl dobbiamo stare molto attenti perché a digiuno non è ancora diabete conclamato, ma dopo un pasto sicuramente la risposta glicemica sarà alterata. La glicemia sale in modo diverso a seconda dell'alimento. Per poterne studiare l'andamento dobbiamo tentare una standardizzazione, e la otteniamo con la curva di carico orale di glucosio.