Concetti Chiave
- I rivoluzionari russi dovettero scegliere tra continuare la guerra per diffondere la rivoluzione in Europa o accettare un trattato di pace meno favorevole, optando infine per la guerra.
- Il conflitto tra Trotsky e Stalin emerse riguardo alla strategia da adottare: Trotsky favoriva la guerra per l'internazionalizzazione della rivoluzione, mentre Stalin preferiva soluzioni più moderate.
- Le potenze occidentali tentarono di rovesciare il regime bolscevico, supportando gli eserciti bianchi e tentando colpi di stato contro i rivoluzionari, alterando l'opinione pubblica su di essi.
- Con il comunismo di guerra, i contadini dovevano versare i loro prodotti allo stato, portando a resistenze e alla campagna di dekulakizzazione contro i kulaki, che si rifiutavano di consegnare le eccedenze.
- La scissione tra socialisti e comunisti nel 1921, culminata nel Congresso di Livorno, portò alla formazione di partiti socialisti riformisti e partiti comunisti rivoluzionari, evidenziando profonde divisioni ideologiche in Europa.
Dilemma dei rivoluzionari russi
I problemi per i rivoluzionari russi erano: Continuare la guerra o accettare le condizioni del trattato di pace?
Se avessero continuato la guerra avrebbero avuto più possibilità di diffondere lo spirito rivoluzionario nel resto d’Europa, mentre se avessero accettato il trattato di pace avrebbero ottenuto condizioni meno favorevoli.
Decidono dunque di continuare la guerra e promettono inoltre la ridistribuzione gratuita delle terre, questo per spingere i contadini a partecipare alla guerra, ma ottennero l’effetto opposto e cioè la dissertazione di massa.
Qual è il conflitto tra Trotsky e Stalin?
Trotsky era colui che sosteneva la tesi a favore della prosecuzione della guerra allo scopo di internazionalizzare la rivoluzione, Stalin, invece, voleva adottare una soluzione meno drastica.
Intervento delle potenze occidentali
L’obbiettivo delle potenze occidentali era di rovesciare il regime rivoluzionario: ma come? La Polonia è stata usata come base per sconfiggere le basi russe o per alimentare i cosiddetti eserciti bianchi, cioè gli eserciti antibolscevichi che possono essere composti da social rivoluzionari o cadetti o comunque da coloro che non vedono per niente bene la rivoluzione. Poi ci sono anche i militari; in particolare nel 1918 c’è il tentativo di colpo di stato militare di Kolčak e Denikin, vengono sbaragliati e bloccati e questo è un episodio che cambia anche un po’le vicende interne al partito perché i bolscevichi bloccano le comunicazioni ferroviarie, quindi impediscono il collegamento tra le truppe che avrebbero dovuto organizzare il colpo di stato. Questo ribalta enormemente l’azione dei bolscevichi agli occhi dell’opinione pubblica perché i bolscevichi erano visti come terroristi, coloro che distruggono, coloro che vogliono requisire le terre, si procede quindi verso la conquista del potere da parte dei rivoluzionari; a capo c’è Lenin però emergono comunque anche personaggi già citati: Trotsky e Stalin che si contenderanno la successione nel 1924 quando morirà Lenin a causa di una malattia che già lo affliggeva da tempo.
Comunismo di guerra e dekulakizzazione
Con l’ascesa del potere dei bolscevichi, però, emerge il carattere rivoluzionario del partito, ma ci sono le industrie che sono poche e distrutte, una struttura agraria arretrata e scarsità di viveri, dunque a partire dal 1919 fino al 1922 si sviluppa il cosiddetto comunismo di guerra, che significa l’obbligo di pagare in natura: cioè quello che i contadini producevano doveva essere versato allo stato, al posto dei soldi (che, tra l’altro, non c’erano nemmeno). Si versavano quindi prodotti naturali, i quali venivano poi redistribuiti in caso di necessità, però molti contadini, in particolare quelli che erano riusciti a organizzare un minimo di attività produttiva, i kulaki, si rifiutavano di consegnare l’“eccesso”, anche perché molti di loro vendevano a un prezzo decisamente più alto al mercato nero le eccedenze e ci guadagnavano notevolmente. Quando questa attività venne scoperta (che i kulaki non consegnavano allo stato le eccedenze), si arrivò a una reazione pesantissima da parte di Lenin, cioè viene creata la campagna di “dekulakizzazione” cioè vennero requisiti con la forza i proventi dell’attività produttiva e molti kulaki furono costretti ad emigrare per fare in modo che non potessero sostenersi reciprocamente.
Viene intrapresa anche una campagna di sovchozvizzazione, ossia il tentativo di trasferire la politica dei soviet alle campagne, quindi quelle che erano terre delle comunità di villaggio vengono trasformate in cooperative di stato (sovchoz), anche in questo caso però il risultato non fu quello sperato perché molti kulaki si rifiutarono di entrare in queste cooperative obbligatorie, o comunque anche se ci entravano si impegnavano al minimo e ciò causa il crollo della produzione. Per questo a partire dal 1922 si decise di abbandonare il comunismo di guerra, nel ‘20/’21 non c’era già più l’emergenza della guerra, c’era il problema del rapporto con le potenze occidentali, della carenza di capitali, di cibo, quindi una situazione di emergenza ma non dovuta alla guerra, Lenin decide quindi di realizzare la cosiddetta NEP (Nuova Politica Economica) e si ha con essa una parziale apertura al mercato, perciò diminuisce il mercato nero, bisognava stare attenti a non concedere troppi margini all’iniziativa privata che avrebbe messo in discussione quello che era il progetto complessivo del comunismo, perché essere comunisti significa distribuire la proprietà, permettere il controllo dello stato sulle attività economiche e programmare l’attività economica, cioè pianificare l’economia.
Scissione tra socialisti e comunisti
Perciò superata la divisione per cui i menscevichi sono minoritari, iniziano a essere eliminati i dissidenti, che però sono pochi e sono soprattutto intellettuali (vengono inviati in Siberia) che fanno parte del comitato centrale del partito bolscevico che diventa il partito comunista. E per giustificare le uccisioni viene presa la scusa dell’assassinio di Kirov che era il sindaco di Mosca, il quale era molto vicino a Lenin come posizione politica. Con la NEP l’economia comincia a dare segnali di ripresa; Lenin ritiene imprescindibile la vocazione rivoluzionaria e quindi i rivoluzionari di professione all’interno del partito socialista-comunista e questa sua posizione rivoluzionaria aliena le simpatie dei più moderati e quindi viene creata la Terza Internazionale nel 1919 per cui viene considerato come un discrimine la vocazione rivoluzionaria del partito bolscevico.
Nell’ambito della Terza Internazionale si scindono coloro che non vogliono la rivoluzione, per cui avremo da questo momento in poi i partiti socialisti (riformisti e non rivoluzionari), e i partiti comunisti (rivoluzionari) fino all’instaurazione della dittatura del proletariato; nel 1921 c’è la scissione tra socialisti e comunisti con il Congresso di Livorno in Italia con Bordiga e Gramsci da una parte e Bissolati e Bonomi per la parte più moderata (socialisti); la stessa cosa avverrà in Francia, in Spagna e in tutti gli ambiti occidentali.
Situazione in Germania e spartachisti
La situazione più drammatica ed esplosiva si avrà in Germania perché si trova al confine con la Polonia, molto vicina alla Russia; nel 1919 venne formata la “Spartakusbund”, cioè la Lega di Spartaco. I personaggi che ne sono alla guida vanno ricordati per due ragioni: per le grandi capacità organizzative e perché hanno fatto una brutta fine durante la Repubblica di Weimar durante una delle numerose manifestazioni e sono Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg (che era la sua compagna) ed essi erano i capi riconosciuti della Lega di Spartaco. La Germania è così sensibile intanto per ragioni geografiche poi perché strategicamente sia Trotsky che Stalin ritenevano che riuscire a esportare la rivoluzione comunista in Germania avrebbe significato coinvolgere tutto l’occidente; in questo quadro si possono comprendere i tentativi di rovesciare il regime comunista che poi si indebolirà con la morte di Lenin (1924), dopo la quale Stalin e Trotsky si contendono il potere. Lenin avrebbe preferito Trotsky perché di Stalin non si fidava però il potere l’ha poi conquistato Stalin. La divisione è stata che per Trotsky bisognava evitare l’isolamento dell’unico stato diventato comunista esportando la rivoluzione (sarà il teorico quindi della rivoluzione permanente), mentre Stalin riteneva che fosse possibile in quel momento realizzare il socialismo in un solo paese e quindi bisognava difendere il socialismo in Unione Sovietica poi al massimo partire dall’esperienza socialista sovietica si poteva pensare di estenderla. Ci sono due Internazionali distinte quindi: la socialista e la comunista (o COMINTERN) cioè i partiti che si riconoscono nella vocazione rivoluzionaria.
Domande da interrogazione
- Qual era il dilemma principale dei rivoluzionari russi dopo la rivoluzione?
- Quali erano le posizioni di Trotsky e Stalin riguardo alla guerra?
- Come intervennero le potenze occidentali nel conflitto russo?
- Cosa comportò la politica del comunismo di guerra e la dekulakizzazione?
- Qual è stata la conseguenza della scissione tra socialisti e comunisti?
I rivoluzionari russi si trovavano di fronte al dilemma di continuare la guerra o accettare le condizioni del trattato di pace, con la consapevolezza che continuare la guerra avrebbe potuto diffondere lo spirito rivoluzionario in Europa, mentre accettare il trattato avrebbe comportato condizioni meno favorevoli.
Trotsky sosteneva la prosecuzione della guerra per internazionalizzare la rivoluzione, mentre Stalin preferiva una soluzione meno drastica, evidenziando il conflitto tra le loro visioni strategiche.
Le potenze occidentali cercarono di rovesciare il regime rivoluzionario, utilizzando la Polonia come base per sostenere gli eserciti bianchi antibolscevichi e tentativi di colpi di stato militari, influenzando notevolmente l'opinione pubblica sui bolscevichi.
Il comunismo di guerra impose l'obbligo di pagare in natura, portando a una forte resistenza da parte dei kulaki, che si rifiutavano di consegnare le eccedenze. Questo portò alla campagna di dekulakizzazione, con requisizioni forzate e emigrazione di molti kulaki.
La scissione tra socialisti e comunisti, culminata nel Congresso di Livorno del 1921, portò alla formazione di partiti distinti: i socialisti riformisti e i comunisti rivoluzionari, segnando un'importante divisione ideologica nel panorama politico europeo.