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Concetti Chiave

  • L'Italia affronta una grave crisi postbellica, caratterizzata da agitazioni sociali e il timore di un avvento comunista, noto come "Biennio rosso".
  • Il mito della "vittoria mutilata" ha alimentato il malcontento, portando D'Annunzio a occupare Fiume e a fondare la repubblica Carnaro.
  • Le proteste popolari si intensificano a causa dell'inflazione e delle promesse non mantenute dal governo, sfociando in scioperi per miglioramenti sociali e redistribuzione delle terre.
  • Nascita di nuovi partiti di massa, come i "fasci di combattimento" di Mussolini e il Partito Popolare Italiano di Don Sturzo, segnano la fine della leadership liberale.
  • Giolitti, nuovo primo ministro, propone riforme economiche e sociali, ma il fallimento dell'occupazione delle fabbriche genera ulteriori conflitti interni tra i socialisti.

La crisi postbellica italiana

Dopo la guerra l'Italia si trova ad affrontare una profonda crisi, comune alle altre potenze europee, ulteriormente aggravata dalle agitazioni sociale a tal punto che, a causa del loro impeto e della forte suggestione suscitata dalla rivoluzione Russia, il biennio del 1919-1920 prese il nome di "Biennio rosso", esprimendo così i timori sempre maggiori di un possibile avvento del comunismo.

Il mito della vittoria mutilata

Infatti alle già dure conseguenze della guerra e ai malcontenti si era aggiunto il mito della "vittoria mutilata", eliminando così in breve tempo l'euforia per la vittoria. Durante le trattative diplomatiche infatti, l'Italia era stata relegata in secondo piano e le erano state negate la Dalmazia e Fiume sia perché così avrebbe avuto il controllo di tutto l'Adriatico settentrionale sia per via del carattere contradditorio della richiesta in quanto rivendicavano il possesso della Dalmazia in virtù del patto di Londra nonostante fosse abitato da popolazioni slave e Fiume in virtù dell'origine italiana della maggior parte dei cittadini. Ritenendo tale insuccesso un’ingiustizia molti si unirono a D'Annunzio che, con un copioso gruppo costituito da ex-combattenti, arditi e volontari, occupò Fiume e vi istituì una reggenza provvisoria, la cosiddetta repubblica Carnaro, in attesa dell'annessione (inoltre fu proprio D'Annunzio a creare l'immaginario, i gesti, gli aspetti rituali e simbolici poi adottato dal fascismo).

Proteste e rivendicazioni sociali

La popolazione invece reagì alla difficile situazione politica con numerosi moti di protesta, aumentati dalla crescente inflazione che, oltre a causare la salita dei prezzi, aveva anche intaccato gli equilibri sociali: i ceti più bassi sentivano di aver diritto a un risarcimento per i sacrifici compiuti mentre i reduci reclamavano i miglioramenti sociali, la redistribuzione delle terre, il miglioramento delle condizioni nelle fabbriche promesse dallo stato. Tuttavia il Governo, a causa della difficile situazione postbellica, non aveva concesso nulla di quanto promesso, causando così il dilagare delle rivendicazioni nelle campagne (dove venivano richiesti l'imponibile di manodopera, le liste di collocamento e la distribuzione delle terre incolte ai contadini senza terra) e nelle città (dove gli scioperi erano invece contro il carovita e l'ora legale e finalizzati a richiedere un innalzamento dei livelli salariali e una riduzione della giornata lavorativa). Fra questi scioperi operai uno dei più importanti fu proprio la mobilitazione degli operai metalmeccanici promossa dalla FIOM durante la quale, dopo l'occupazione delle fabbriche, gli operai avevano iniziato ad organizzarsi il lavoro per conto proprio rendendo così la posta in gioca di natura politica in quanto, con il diffondersi della notizia di tale fenomeno, iniziarono a diffondersi anche le richieste dei consigli di fabbrica, e che quindi prevedevano la partecipazione degli operai nell'organizzazione della fabbrica.

La nascita dei partiti di massa

Durante questo biennio nacquero anche due nuovi importanti partiti politici quali:

I "fasci di combattimento" vennero fondati nel 1919 da Benito Mussolini, leader di un movimento che presentava elementi socialdemocratici, reazionari, interventisti rivoluzionari e nazionalisti e che si affermò inizialmente come strumento antisocialista e nel quale confluirono nazionalisti, futuristi, sindacalisti rivoluzionari ma soprattutto ex-arditi.

Si tratta di un partito di ispirazione cattolica, e quindi non confessionale, nato nel 1919 per iniziativa di Don Luigi Sturzo.

Essi assieme al partito socialista, e in seguito anche al partito comunista (1921), presentano una nuova e importante caratteristica: sono partiti di massa. L'avanzata dei partiti di massa aveva causato la fine della leadership liberale: il partito liberale, che aveva perso molti consensi già durante la guerra e che ora non solo aveva perso compattezza interna ma non disponeva nemmeno più di un'organizzazione politica "di massa" risultando quindi inadatto al nuovo scenario politico, perse dopo le elezioni politiche del 1919 la maggioranza assoluta in parlamento e che venne invece vinta dal Partito socialista e dal Partito popolare italiano.

La leadership di Giolitti

Tuttavia a causa del periodo di profonda crisi il primo ministro fu costretto, accusato di scarsa fermezza, a dimettersi e venne scelto come guida autorevole per il paese Giolitti che riprese la sua vecchia tattica riformista: dichiarò il varo di un programma che prevedeva una politica redistributiva del reddito attraverso una serie di misure fiscali, concordò la fine dell'occupazione delle fabbriche in cambio di un aumento salariale e un parziale controllo della produzione, negozio con il Regno dei serbi, croati e sloveni l'annessione di parte della Dalmazia e dichiarò Fiume città-stato indipendente, mobilitando l'esercito di fronte alla resistenza di D'Annunzio. Il fallimento dell'occupazione delle fabbriche generò il malcontento di alcuni socialisti (Gramsci, Bordiga, Terracini) che, ulteriormente motivati dalle condizioni poste da Lenin per l'ammissione alla Terza Internazionale (ossia adottare il nome "Partito comunista", escludere i socialdemocratici e prendere l'U.R.S. come modello politiche) e rifiutate dal partito socialista italiano, si separarono, fondando così il partito comunista d'Italia.

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Domande da interrogazione

  1. Quali furono le conseguenze della crisi postbellica in Italia?
  2. Dopo la guerra, l'Italia affrontò una profonda crisi economica e sociale, aggravata dalle agitazioni e dal mito della "vittoria mutilata", che portò a un aumento delle proteste e delle rivendicazioni sociali (testo).

  3. Cosa rappresentava il "Biennio rosso" in Italia?
  4. Il "Biennio rosso" (1919-1920) rappresentava un periodo di forte agitazione sociale e timori di un possibile avvento del comunismo, ispirato dalla rivoluzione russa e dalle crescenti proteste popolari (testo).

  5. Quali furono le principali rivendicazioni dei lavoratori durante la crisi?
  6. I lavoratori chiedevano miglioramenti sociali, redistribuzione delle terre e migliori condizioni nelle fabbriche, ma il governo non soddisfò le loro richieste, portando a scioperi e occupazioni (testo).

  7. Come si svilupparono i partiti di massa in questo periodo?
  8. Durante il biennio, nacquero partiti di massa come i "fasci di combattimento" di Mussolini e il Partito popolare italiano, segnando la fine della leadership liberale e un cambiamento nel panorama politico (testo).

  9. Quale ruolo ebbe Giolitti nella gestione della crisi postbellica?
  10. Giolitti, dopo essere stato scelto come primo ministro, adottò una politica riformista, cercando di stabilizzare la situazione attraverso misure fiscali e negoziati, ma affrontò anche il malcontento di alcuni socialisti (testo).

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