Concetti Chiave
- La caduta del governo di destra e l'ascensione di De Pretis furono causate da divisioni interne, in particolare sulla questione ferroviaria.
- Il trasformismo politico favorì la creazione di maggioranze basate su interessi personali, portando a clientelismo e sfiducia nelle istituzioni.
- Le riforme introdotte dalla sinistra storica segnarono un passaggio dal liberismo al protezionismo, con dazi protettivi per l'industria e l'agricoltura.
- La riforma del diritto di voto portò a un ampliamento della base elettorale, sebbene creasse disparità tra nord e sud Italia.
- La politica estera italiana si caratterizzò per il colonialismo e la formazione della Triplice Alleanza, culminando nella sconfitta in Abissinia e manifestazioni contro il governo.
Transizione politica e trasformismo
Il susseguirsi, all'ultimo governo di destra, di un governo di sinistra è dovuto a una caduta causata da motivi interni (si spacca la maggioranza sulla questione ferroviaria) e che portano all'incarico di De Pretis (avverso ai partiti di Destra a causa dell'insoddisfazione nei confronti delle misure di inasprimento fiscale e di piemontesizzazione) di riformare il governo.
Sono di provenienza repubblicana (anche se vi sono anche alcuni democratici) ma hanno una linea d'azione simile a quella della destra. Mettono in pratica la tecnica del trasformismo, una pratica di governo con cui vennero meno le divisioni ideologiche per favorire la costruzione di maggioranze che permettessero più azioni concrete, ritardando anche la creazione di veri e propri partiti moderni. Questo determinò però uno spostamento delle discussioni dal luogo pubblico del parlamento a quello privato creando maggioranze parlamentari basate sugli interessi personali e lo scambio di favori, esponendo lo stato al clientelismo e alla corruzione (di cui questo cambiamento fu embrione) e alla conseguente sfiducia nelle istituzioni; alla malversazione come avvenne per lo scandalo della Banca Romana, in collaborazione con la quale Crispi fece stampare il doppio delle banconote nel tentavo di uscire dal pesantissimo indebitamento. Pur non essendo una sinistra nel senso odierno del termine mostrano comunque una maggior disponibilità, rispetto alla destra che era invece più legata agli interessi economici del paese, ad affrontare tematiche sociali.
Riforme economiche e sociali
Cosa fanno:
Si ha un passaggio dal liberismo economico al protezionismo: infatti l’abbattimento dei dazi imposto dalla Destra subito dopo l’unificazione per raggiungere il pareggio di bilancio aveva reso l’Italia lo sbocco dei mercati delle potenze europee industrializzate, limitando così lo sviluppo dell’industrializzazione in Italia. Si ebbero così una serie di riforme doganali che introdussero dazi protettivi sui prodotti agricoli, danneggiando (assieme alla guerra commericiale con la Francia) le colture specializzate destinate all’esportazione, e di un regime doganale all’importazione di prodotti siderurgici e di manufatti tessili, favorendo la produzione cotoniera e siderurgica.
Riforma sul diritto di voto di Depretis che costituisce un fattore di modernità in quanto hanno le prime avvisaglie di una democrazia con un passaggio dal 2 al 7,2% di aventi diritto, abbassando il limite d'età e di reddito e utilizzando come criterio principale l'analfabetismo, ossia rendendolo non più strettamente censitario (che, pur essendo più equo rispetto al passato, crea una grande disparità nord e sud, provocando una rappresentanza non equilibrata -migliore nelle zone settentrionali più avanzate- e il tardivo sviluppo di partiti nelle regioni meridionali).
Abolizione della tassa sul macinato.
Riforma della scuola elementare con la legge Coppino che impose l'obbligo scolastico fino a nove anni per favorire la nascita di un’identità nazionale e per combattere l'analfabetismo, aumentando il numero di ammessi al voto e colmando almeno parzialmente la necessità economica di riempire i posti vuoti dei nuovi impieghi nati con la modernizzazione dello stato, ossia nell’ambito dell’industria, fiscale e amministrativo.
Politica estera e colonialismo
Politica estera molto attiva: il colonialismo italiano.
Caduto il tradizionale alleato l'Italia decide di discostarsene completamente, anche a causa delle nuove e ambiziose idee di colonizzazione (nata forse dal desiderio di raggiungere la potenza economica e commerciale degli altri stati europei). Tuttavia la Tunisia, a cui l'Italia aspirava, essendovi anche già presente un gran numero di contadini italiani già emigrati, viene presa dalla Francia. L'Italia di decide allora ad unirsi, nel 1881, a Austria (nonostante fosse nemica dai tempi delle guerre d'indipendenza) e Prussia nella triplice Alleanza che garantiva reciproco appoggio in caso di guerra difensiva. Il patto prevedeva inoltre che se l'Austria si fosse allargata nei Balcani a cui anche l'Italia mirava sarebbe stata risarcita. La presa della Tunisia, oltreché spingere alla Triplice Alleanza, aumenta le tensioni con la Francia che in passato, quando sotto Napoleone III l’Italia ne era diventata una “repubblica gemella”, aveva fatto i propri interessi anziché quelli italiani, che invece ambivano alla Libia e al Marocco; tali tensioni erano poi sfociate nella guerra dei dazi, causando gravi danni all’Italia ed in particolar modo al sud, dove si verificò un ulteriore impoverimento. La concomitanza di diversi fattori da il via al colonialismo italiano che nasce nel 1882 con una normale compra-vendita della Baia di Assab, sul Mar Rosso, ad opera della compagnia privata Rubattino. In questo modo poté dapprima occupare un porto dell’Eritrea e il tratto costa contiguo da cui poté accedere all’Abissinia. Qui dopo un’iniziale sconfitta, che non vece che spingere il governo a rafforzare la presenza di truppe armate sul territorio per un futuro riscatto del proprio orgoglio, l’Italia dovette prendere a pretesto delle presunte incomprensioni fra le truppe italiane stazionate al confine e un gruppo di etiopi per dare il via a delle trattative; qui non era infatti possibile mascherare il colonialismo con le esplorazioni geografiche o missioni cristiane in quanto si trattava dello stato cristiano più antico ne tanto meno la necessità di portare la civiltà in quanto si trattava di uno stato ben strutturato e non costituito da popolazioni tribali disgregate. Quando il re dell’Abissinia scoprì che la versione che aveva sottoscritto, in cui l’Etiopia veniva presentata come uno stato alleato alla pari e protezione reciproca, differiva dalla versione italiana, in cui invece figurava come sottomessa in quanto aveva accettato il protettorato italiano scoppiò la guerra da cui l’Italia uscì vinta. La clamorosa disfatta diede il via a numerose manifestazioni contro il governo che costrinsero Giolitti a dimettersi.
Domande da interrogazione
- Quali sono le cause del passaggio da un governo di destra a uno di sinistra?
- Che ruolo ha avuto il trasformismo nella politica italiana di quel periodo?
- Quali riforme economiche e sociali sono state introdotte durante il governo di De Pretis?
- Come si è evoluta la politica estera italiana nel contesto del colonialismo?
- Quali sono state le conseguenze della sconfitta italiana in Abissinia?
Il passaggio è dovuto a una caduta interna della maggioranza, in particolare sulla questione ferroviaria, che ha portato all'incarico di De Pretis per riformare il governo, avverso ai partiti di destra per le misure fiscali insoddisfacenti.
Il trasformismo ha permesso di superare le divisioni ideologiche per costruire maggioranze, ma ha anche spostato le discussioni dal pubblico al privato, favorendo il clientelismo e la corruzione, come evidenziato dallo scandalo della Banca Romana.
Tra le riforme ci sono il passaggio al protezionismo, la riforma del diritto di voto che ha ampliato la base elettorale, l'abolizione della tassa sul macinato e la riforma della scuola elementare per combattere l'analfabetismo.
L'Italia ha cercato di espandere la sua influenza coloniale, unendosi alla Triplice Alleanza e avviando il colonialismo nel 1882 con l'acquisto della Baia di Assab, nonostante le tensioni con la Francia e le difficoltà in Abissinia.
La sconfitta ha scatenato manifestazioni contro il governo, portando alle dimissioni di Giolitti, evidenziando il malcontento popolare e la crisi di fiducia nelle istituzioni.