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Possiamo riunire i vulcani in grandiose aree vulcaniche:
- il grande Anello di fuoco del Pacifico, che comprende circa 350 vulcani attivi distribuiti in una successione pressochè continua intorno al Pacifico. Ricordiamo a questo proposito i vulcani della Nuova Zelanda (Travera), delle Filippine (Apo Mayon), del Giappone (Fusijama), della Penisola della Kamciatka (Cljucev), dell'Alaska (Katmai), della California (Lassen), del Messico (Popocatepel), del Guatemala (Santa Maria), della Columbia (Tolima), dell'Ecuador (Chimborazo), del Cile (Aconcagua, spento) e ancora dell'Antartide (Erebus). Vi fanno parte anche molti vulcani insulari, dei quali i più importanti si trovano nelle isole Hawaii (Mauna Loa, Kilauea);
- la zona atlantica, che segue un allineamento quasi assiale da nord a sud e comprende i distretti vulcanici dell'Islanda, e delle Azzorre, delle Canarie, del Capo Verde ecc.;
- la zona africana, che riunisce diversi allineamenti eruttivi e comprende i vulcani del Madagascar, delle Mascarene, della regione dei grandi laghi africani (Kilimangiaro, Kenya, Ruvenzori ecc.), dell'Etiopia, dell'Eritrea, della costa arabica. Molti vulcani di queste regioni sono ormai spenti.

- la zona dei mari mediterranei, che comprende i vulcani del Mar delle Antille (Pelèe), del nostro Mediterraneo (Etna, Stromboli, Vulcano, Vesuvio, Santorino ecc.), del Mediterraneo delle isole della Sonda: Sumatra, Giava, Celebes ecc con una cinquantina di vulcani attivi.
Le eruzioni vulcaniche avvengono dopo un periodo più o meno lungo di preparazione, che è caratterizzato da variazioni fisico-chimiche. Le nuove tecnologie permettono di monitorare quotidianamente i vulcani più pericolosi della Terra.

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