Io ballo da sola di Bernardo Bertolucci


Dopo la morte della madre, la giovane americana Lucy arriva in Toscana per ripercorrere i luoghi dove è stata concepita vent’anni prima e per scoprire l’identità del suo vero padre. Qui ritrova gli anglo-americani della madre, che ancora vivono in campagna, nel casale dove negli anni Settanta avevano fondato una “comune” di artisti, conducendo un’esistenza anticonvenzionale e libera. Essi continuano tuttora a vivere in modo apparentemente invidiabile, senza condizionamenti morali, a contatto con la natura, dediti all’arte, ma sono in realtà prigionieri del loro sogno di libertà giovanile e dell’amicizia che li unisce.
La presenza di Lucy, bella e sensuale, porta una ventata di freschezza e di spontaneità nella comunità di amici ormai invecchiati, i cui rapporti sono incancreniti dall’abitudine. Interdetti dal fatto che la ragazza a diciannove anni sia ancora vergine, fatto impensabile ai loro tempi, non capiscono che Lucy si sente pronta ad amare ma non è disponibile ad avventure esclusivamente sessuali. Lucy scatena dinamiche che scuotono la stagnante tranquillità del gruppo, obbligando ciascuno a guardarsi allo specchio, mettendo da parte gli antichi ideali di vita comunitaria, di coppia aperta, di cosmopolitismo: anch’essi, in fondo, hanno sempre coltivato un desiderio di stabilità e di sentimenti forti e profondi.
Intanto il personaggio di Lucy, compie la sua tormentata educazione sentimentale come in una fiaba, tra balli in castelli, merende nell’artefatta campagna del Chianti, e incontri con uomini affascinanti e deludenti. Proprio quando ella scopre l’amore vero e vive la sua iniziazione sessuale con un giovane simile a lei, i vecchi amici trovano il coraggio di recidere il legame con la propria gioventù e d’intraprendere ognuno la propria strada. Le intricate vicende dei singoli trovano una soluzione individuale, più o meno felice ma non condizionata finalmente dalle coercizioni del gruppo. Per Lucy la scoperta dell’amore corrisponde da una parte alla soluzione dell’enigma riguardante la sua nascita, dall’altra all’esperienza della malattia e della morte, vissuta accanto al vecchio amico della madre, lo scrittore Alex, malato terminale di Aids.
Bernardo Bertolucci nato a Parma e figlio del poeta Attilio, iniziò a girare film dall’età di quindici anni. All’inizio della sua carriera lavorò come assistente di Pier Paolo Pasolini nel film Accattone. I suoi primi film, La commare secca e Prima della rivoluzione, nonostante i riconoscimenti della critica, rimasero ignoti al grande pubblico e fu solo qualche anno dopo, con Il conformista, ambientato nell’Italia fascista, che Bertolucci raggiunse la notorietà. Nel 1972 diresse Ultimo tango a Parigi, film erotico con Marlon Brando. Tra le sue opere mature hanno avuto particolare successo Novecento, che narra mezzo secolo di civiltà padana, La luna, storia di un complesso rapporto tra madre e figlio, L’ultimo imperatore, saga epica sull’ultimo regnante della Cina, che vinse ben nove dei prestigiosi premi Academy Awards e Piccolo Buddha.
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