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Arrivederci ragazzi

Titolo originale: Au revoir, les enfants
Regista: Louis Malle
Produzione: Francia
Anno: 29 Agosto 1987
Intrepreti e personaggi: Gaspard Manesse (Julien Quentin), Rapahael Fejtö (Jean Bonnet/Kippelstein), Stanislas Carré de Malberg (François Quentin), Francine Racette (Mme Quentin), Joseph (François Négret)
Sceneggiatura: Louis Malle
Fotografia: Renato Berta
Montaggio: Emmanuelle Castro
Musiche: Schubert, Saint-Saëns
Costumi: Corinne Jorry

Come ogni anno, il 27 Gennaio (giornata della memoria) torna a ricordarci tutto il dolore che la Shoah ha portato con se. In occasione di questa giornata vi sono molti modi per richiamare quel tragico periodo di storia e quello che solitamente più colpisce, in quanto visibile coi nostri occhi, è quello del film. Molti sono i titoli incentrati sul tema dell'olocausto tuttavia un posto importante deve essere riservato ad “Arrivederci Ragazzi”, scritto e diretto dal regista Louis Malle, osannato dalla critica e pluri-premiato.

Il film è ambientato in Francia durante gli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale. L'undicenne Julien Quentin, assieme al fratello più grande, partono da Parigi per recarsi ad un collegio di gesuiti in quanto la situazione nella città sta diventando sempre più critica. Qui il ragazzo incontra un ragazzo timido e molto misterioso di nome Jean Bonnet che subito attira l'attenzione e la curiosità di Julien. Tra i due nasce pian piano una profonda amicizia e Julien arriva a capire che Jean non è cattolico come gli altri ma ebreo. Si rende quindi conto della continua paura cui è sottoposto l'amico e dei pericoli che corre. Un'altra figura importante è quella di Joseph, un ragazzo zoppo che lavora come sguattero. Egli infatti dopo essere stato licenziato, poichè padre Jean lo aveva colto a fare mercato nero, si vendica per questa “ingiustizia” e denuncia i ragazzi ebrei nascosti nel collegio. La Gestapo farà così irruzione nel collegio facendo prigioniero padre Jean assieme ai tre ragazzi che nascondeva.
Come annunciato all'inizio, il tema principale di questo film è l'olocausto. Tuttavia non è il solito film che ci mostra le torture e le pessime condizioni di vita dei prigionieri ebrei, infatti i tedeschi quasi non si vedono, ma ci rivela come anche fra i “buoni” vi fosse della cattiveria. Questo fatto è rappresentato dalla vendetta di Joseph verso gli ebrei del collegio. Con questo episodio Malle denuncia anche l'atteggiamento molto diffuso e da diversi esperti evidenziato come importante nel determinare il consenso dei regimi autoritari: la frustrazione e il senso di inferiorità trovano illusoria compensazione nello schierarsi dalla parte del più forte contro le minoranze oppresse.
Il film non è monotematico ma tratta altri importanti argomenti. L'amicizia è uno degli elementi fondamentali per Malle. Jean e Julien si avvicinano sempre di più fino a formare una profonda amicizia metaforicamente espressa dal “tesoro” trovato da Julien nel bosco. Una parte importante della nascita di questo legame è segnato dall'interesse comune per il pianoforte e per la lettura. Il regista francese vuole così mostrarci quanto la musica e la letteratura abbiano per lui un forte significato, oltre che culturale anche umano.
Alla fine del film, con l'ultima frase, con cui capiamo che il film è autobiografico, Malle introduce anche il tema dell'abbandono dell'adolescenza e il passaggio alla maturità. Julien viene messo di fronte alla perdita di due figure a lui importantissime, padre Jean e l'amico Kippelstein, perdendo così una volta per tutte l'innocenza che caratterizza tutti i giovani ed è proprio da qui che il film prende il titolo.
Louis Malle ha sicuramente realizzato un grande capolavoro in quanto oltre a parlare di argomenti sempre attuali (quali l'amicizia, il razzismo, la crescita) li rende nelle immagini in modo appropriato, utilizzando tecniche appropriate finalizzate ad enfatizzare certe scene o a farci cogliere lo stato d'animo dei personaggi.
Già ad inizio film, dopo il saluto tra la madre e Julien alla stazione, la macchina da presa rimane fissa mostrandoci il paesaggio visto da uno dei vetri del treno. La fissità assieme a questi sterminati campi in piena campagna ci rendono lo stato di solitudine del ragazzo.
La fotografia propende per tonalità cromatiche piuttosto cupe e fredde, adatte ad esprimere il senso di oppressione invernale che si coniuga con la cupa atmosfera della Francia occupata. Inoltre le poche scene all'esterno del collegio si svolgono in paesaggi nebbiosi e senza sole che ci inducono a presagi di morte. Ancora un altro successo per il regista francese Louis Malle che, dopo alcuni fallimenti di inizio carriera, si sta raffinando sempre di più, arrivando a creare dei veri e propri capolavori del cinema.

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