Concetti Chiave
- Il Verismo è un movimento letterario e pittorico degli anni '80 dell'Ottocento, focalizzato sulla rappresentazione della realtà nel sud Italia.
- Si distingue dal Naturalismo per il suo interesse per le vite dei contadini in ambienti agresti, evidenziando la miseria e l'arretratezza.
- Le caratteristiche principali includono l'aderenza alla realtà, un pessimismo intrinseco, l'impersonalità nella narrazione e un linguaggio dialettale semplice.
- Luigi Capuana è riconosciuto come il padre del Verismo, avendo definito e teorizzato il movimento e scritto opere significative come "Il marchese di Roccaverdina".
- Giovanni Verga, massimo esponente del Verismo, ha creato opere come "I Malavoglia" e "Vita dei campi", che hanno guadagnato fama postuma per la loro rappresentazione autentica della società siciliana.
In questo appunto di letteratura italiana si approfondisce e si riporta in maniera schematica il tema del Verismo: che tipo di movimento fu, quali le sue caratteristiche e chi furono i principali esponenti.
Indice
Il Verismo, mappa concettuale?
Prima di approfondire alcuni aspetti di questo movimento letterario vogliamo proporre in maniera schematica un riepilogo delle sue principali caratteristiche:- Periodo e luogo: anni ‘80 dell’Ottocento nel sud Italia;
- Tipo di movimento: letterario e pittorico;
- Differenze tra Verismo e Naturalismo: il Verismo è la forma che prende il Naturalismo in Italia. Entrambe le correnti sono basate sul racconto della realtà, ma la differenza tra le due sta nel fatto che gli autori naturalisti si concentrano sulle condizioni degli operai in un ambiente proletario e borghese, mentre gli autori veristi su quelle dei contadini in un ambiente agreste caratterizzato dalla misera e dall’arretratezza. Non si può parlare di “Verismo” come di un vero e proprio movimento organizzato, paragonabile al Romanticismo, né la serie di scrittori identificati sotto questa corrente sono raggruppati attorno ad un programma comune o hanno una visione comune della realtà. Nulla accomuna questi scrittori se non un interesse per figure e ambienti popolari;
- Le caratteristiche principali di questa corrente sono: aderenza alla realtà, gli autori raccontano la realtà cosi com’è; pessimismo, le opere dei veristi esprimono una concezione pessimistica della vita. L’unità nazionale non ha cambiato le sorti delle classi più povere; impersonalità, gli autori non devono commentare la realtà e devono descriverla in modo oggettivo; linguaggio dialettale, semplice e diretto al pubblico in quanto i protagonisti delle opere appartengono alle classi povere;
- Esponenti: Luigi Capuana e Giovanni Verga sono i principali esponenti del Verismo. Mentre il primo è considerato padre del verismo tanto che a lui se ne deve una definizione, il secondo ebbe, nel 1878, la svolta verista con “Rosso Malpelo” (in Vita dei Campi).
Luigi Capuana, padre del Verismo
Nato in Sicilia nel 1839, Luigi Capuana studiò legge presso l’Università di Catania per abbandonare ben presto gli studi e recarsi a Firenze, dove inizia una carriera da critico teatrale (1864-1868). Durante la permanenza a Firenze incontra Giovanni Verga con cui da subito si instaura un buon rapporto intellettuale, fondato anche sulla medesima visione letteraria. Successivamente arriva a Roma, città nella quale inizia a dirigere il giornale “Il Fanfulla della domenica”, fino al 1884, e dove insegna Letteratura fino al 1902. Nella città eterna conosce poi Luigi Pirandello, tra i due si instaura un rapporto di fiducia reciproca ed è proprio Capuana a convincere il drammaturgo siciliano a intraprendere la carriera letteraria.Tornato in Sicilia, Capuana insegna Estetica e Stilistica presso l’Università. Qui rimarrà fino alla fine dei suoi giorni, nel 1915. A Capuana si deve la definizione e la teorizzazione del Verismo, che da subito si presentò come un movimento letterario chiaro nei suoi obiettivi: cronaca distaccata e racconto impersonale degli eventi. L’opera di Capuana, in un primo momento molto vicina alla letteratura romantica, ebbe una chiara influenza dall’estetica francese del Realismo e in particolare dall’opera letteraria di Émile Zola. A partire da questa esperienza nel Realismo egli poté affinare le tecniche narrative che lo condussero al Verismo. Il suo romanzo più famoso, Il marchese di Roccaverdina, venne scritto nel 1901 e racconta di un nobile proprietario terriero e della sua storia d’amore che gli costerà la vita.
Per ulteriori approfondimenti su Luigi Capuana vedi qui
Giovanni Verga e l’opera fatta da sé
Giovanni Verga nasce in Sicilia, a Catania, nel 1840. Anche lui, come Capuana, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza ma sin da subito, a partire dagli anni ‘60, comincia a dedicarsi alla letteratura, scrivendo alcuni romanzi e pubblicando i suoi articoli su riviste politiche e letterarie. Anche lui visse per un periodo a Firenze e poi a Milano. Da questi viaggi e dall’incontro con Capuana trasse grande ispirazione. Grazie al compaesano infatti venne a conoscenza del naturalismo francese portato avanti da autori come Flaubert e Zola.
Dopo aver scritto e pubblicato alcuni romanzi dalle tendenze naturalistiche e tardoromantiche, scrisse alcune raccolte di novelle che offrono uno spaccato della realtà siciliana dell’epoca: “Vita dei campi”(1880), “Novelle rusticane” (1883) e il romanzo “I Malavoglia” (1881). Le opere furono da subito una novità nel loro genere: gli argomenti trattati, i protagonisti, e la lingua utilizzata, rappresentavano un ambiente marginale. Per questo, inizialmente non ottennero molto successo. La fama e l’apprezzamento per queste opere arrivarono però postume. Massimo esponente del verismo, Verga dichiarò i suoi intenti poetici e letterari nella premessa alla novella “L'amante di Gramigna”, un manifesto del Verismo verghiano: “Quando nel romanzo l’affinità e la coesione di ogni sua parte sarà così completa, che il processo della creazione rimarrà un mistero, come lo svolgersi delle passioni umane, e l’armonia delle sue forme sarà così perfetta, la sincerità della sua realtà così evidente, il suo modo e la sua ragione di essere così necessarie, che la mano dell’artista rimarrà assolutamente invisibile, allora avrà l’impronta dell’avvenimento reale, l’opera d’arte sembrerà essersi fatta da sé, aver maturato ed esser sòrta spontanea, come un fatto naturale, senza serbare alcun punto di contatto col suo autore, alcuna macchia del peccato d’origine.”
Per ulteriori approfondimenti su Verga vedi qui
Domande da interrogazione
- Quali sono le principali caratteristiche del Verismo?
- In che modo il Verismo si differenzia dal Naturalismo?
- Chi sono i principali esponenti del Verismo e quale ruolo hanno avuto?
- Qual è l'importanza di Luigi Capuana nel contesto del Verismo?
- Quali opere significative ha scritto Giovanni Verga e quale impatto hanno avuto?
Il Verismo si distingue per l'aderenza alla realtà, il pessimismo, l'impersonalità e l'uso di un linguaggio dialettale. Gli autori veristi raccontano la vita dei contadini in ambienti miseri e arretrati, senza commentare la realtà, ma descrivendola in modo oggettivo.
Mentre il Naturalismo si concentra sulle condizioni degli operai in contesti proletari e borghesi, il Verismo si focalizza sulle esperienze dei contadini in ambienti agresti, evidenziando la miseria e l'arretratezza.
I principali esponenti del Verismo sono Luigi Capuana, considerato il padre del movimento, e Giovanni Verga, che ha dato una svolta verista alla sua opera con "Rosso Malpelo". Entrambi hanno contribuito a definire e teorizzare il Verismo.
Luigi Capuana ha teorizzato il Verismo, proponendo un racconto distaccato e impersonale degli eventi. La sua opera, influenzata dal Realismo francese, ha affinato le tecniche narrative che hanno caratterizzato il movimento.
Giovanni Verga ha scritto opere come "I Malavoglia" e "Vita dei campi", che, sebbene inizialmente non abbiano avuto successo, sono diventate fondamentali per il Verismo, rappresentando la realtà siciliana e i suoi protagonisti in modo innovativo.