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Concetti Chiave

  • Ungaretti esplora l'identità risorgimentale italiana nella sua poesia, riflettendo su come l'Italia si percepisca attraverso la sua storia e cultura.
  • Prezzolini critica l'identità nazionalistica italiana, proponendo un abbraccio all'universalismo e al cosmopolitismo per esaltare la grandezza della cultura italiana nel mondo.
  • Gramsci contesta il canone letterario risorgimentale definendolo aristocratico, sostenendo che la letteratura deve essere popolare e rappresentare davvero il popolo.
  • Carlo Levi distingue tra l'astrazione dell'Italia e la realtà degli italiani, evidenziando la fragilità della comunità civica e l'importanza delle patrie locali.
  • Pasolini rompe con le tradizioni letterarie borghesi utilizzando il dialetto e il cinema, cercando di esprimere una voce autentica e affrontando temi di censura e lotta politica.

Dibattito sulla letteratura italiana

Ungaretti e l'identità italiana

Ungaretti -Italia è la penultima poesia della raccolta “Il porto sepolto” di Ungaretti, stesso identico soggetto: Italia, identità risorgimentale.

Prezzolini e l'universalismo italiano

Come uscire da questa tradizione? Ci provano alcuni, considerati intellettuali irregolari, coloro che rompono “le scatole”, come Giuseppe Prezzolini. Scrive un saggio in America, chiamato “The legacy of Italy” nel 1948 col titolo “L’Italia finisce”. Esso critica la costruzione dell’Italia, in cui celebra l’aspetto fondamentale della cultura italiana che fino a quel momento non era stato visto fino in fondo: l’universalismo, il cosmopolitismo. Il fatto di non avere una patria ha fatto sì che i nostri autori fossero noti nel mondo. Egli si domanda il perché legarsi ad una patria quando, se non lo facessimo, saremmo molti di più. La grandezza dell’Italia sta nel non essere legata alla tradizione. La Francia senza Parigi non esiste, mentre l’Italia da sola ha una grandezza che parla al mondo. Basile scrive “Il comitato di Pietra” che è lo stesso protagonista del Don Giovanni di Mozart.

Ricordiamo Caravaggio e Leonardo, infatti nessuno di loro è mai stato legato ad una patria. Andavano in Francia come se niente fosse: lo stesso Goldoni, fondatore della Commedia, Pirandello. La riforma del teatro pirandelliano non si limita all’Italia, ma rimanda al teatro di Beckett. Prezzolini ne parla perché ritiene che l’identità nazionalistica stia stretta alla narrazione, al romanzo, alla pittura italiana. Da un lato, Prezzolini abbraccia l’Europeismo e il Cosmopolitismo come esempio.

Negli anni cinquanta inizia la penetrazione americana in Italia con Hemingway. Anche Calvino, però, fa penetrare in Italia la letteratura straniera. Questo atteggiamento europeista e cosmopolita comincia a sorgere intorno agli anni cinquanta.

Gramsci e la letteratura popolare

Gramsci, intanto, tra il 1928 e il 1935 finisce in galera e scrive i quaderni del carcere che vengono pubblicati da Togliatti.

Anche Gramsci contesta lo schema del canone risorgimentale per motivi diversi da Prezzolini: egli afferma che era un canone aristocratico. Questa comunità letteraria tendeva ad escludere il popolo, era una costruzione figlia della classe dominante. Anche il racconto risorgimentale, spesso, risente di questo aspetta.

Gramsci contesta al canone che, l’intellettuale che guida il popolo del risorgimento, è un intellettuale aristocratico. Guida il popolo, ma non fa parte del popolo, come d’Annunzio o Carducci. Il poeta vate non ha nulla a che fare con la comunità. In un saggio che si chiama “La letteratura nazionale”, ovvero “La letteratura e il popolo”, dice Gramsci che la letteratura deve essere popolare e deve condividere con un popolo. La cultura italiana, secondo lui, è libresca, fatta per chi ha avuto un’istruzione e ha favorito la letteratura borghese. Lo dice anche Sciascia, parlando di “vestiti borghesi”.

La letteratura che troviamo nei manuali di italiano è prettamente borghese. Quella popolare, in contrapposizione con quella borghese, sta nelle canzonette. Dagli anni ’80 in poi iniziamo a riscoprire la letteratura popolare quando vengono riscoperti anche mezzi popolari per diffonderla. Fin quando i mezzi sono solo borghesi, i luoghi in cui viene diffusa sono borghesi è chiaro che la cultura sarà lo stesso. Devono cambiare le forme di circolazione della cultura.

Un altro elemento di debolezza è la politica. Il popolo italiano è debole sotto questo punto di vista. Gramsci da un lato dice che bisogna essere popolari e cosmopoliti, dunque andare da una letteratura mondiale ma che sia popolare, fino ad una cultura che parta dal popolare. L’intellettuale non deve guidare il popolo, deve essere il popolo, la sua massima espressione.

Carlo Levi e l'astrazione italiana

Carlo Levi pone una critica all’Italia nell’Arte e gli Italiani, nel 1954.

Il problema è ciò che genera la contraddizione e il conflitto nella modernità.

L’Italia è un’astrazione rispetto agli italiani. Una cosa è l’Italia e una gli italiani. Abbiamo come esempio l’educazione civica degli italiani, alla cittadinanza è la caratteristica fondamentale di un popolo.

L’idea di una comunità italiana civicamente intesa è sempre stata molto fragile. Si è molto più legato alle patrie comunali, che non a quelle nazionali.

L’elemento che Gramsci coglieva come elemento di debolezza è ciò che il Neorealismo provò a combattere dagli anni cinquanta in poi con una letteratura che era l’opposto ma allo stesso tempo era la continuazione dell’identità rinascimentale, l’archetipo della resistenza.

Pratolini, uno dei più grandi autori del Dopoguerra in Italia, intitolò la sua trilogia di romanzi “Una storia italiana”. Mentre con i suoi romanzi resistenziali costruiscono un’identità contro la guerra, così come Carlo Levi con “Cristo si è fermato ad Eboli”, c’è anche chi, come Tomasi di Lampedusa scrive il Gattopardo, neorealista come il film “Ladro di biciclette”, con l’idea di costruire l’Italia a partire dal popolo.

Pasolini e la frattura culturale

Il terzo irregolare è Pasolini, il quale fa due grandi fratture: da giovane va in Friuli con la madre a causa della guerra mentre il fratello parte per la resistenza. Insieme alla madre mette su una scuola per i contadini e le poesie che scrive, le fa in friulano. Ciò è indicativo di una prima frattura con il ritrovamento del dialetto.

Pasolini sceglie il cinema negli anni sessanta, venendo sistematicamente censurato.

I suoi primi romanzi vengono tutti censurati e viene poi processato per offesa al pudore. Una volta censurato nei romanzi si da al cinema, con un linguaggio transnazionale, con un linguaggio che supera i canoni. Col cinema si supera questo blocco.

C’è una lotta al comunismo borghese.

Sciascia e la debolezza borghese

E’ colpa della letteratura borghese se l’Italia è debole. Sciascia fa una collana di letteratura intitolata “”l’Italia” in cui dice che essa è debole per il tipo di identità che si è data, tutta borghese, debole dal punto di vista della comunità. Bisogna riprendere il sottoproletariato.

Cesari Garboli dice che la letteratura italiana è una astrazione che ricompone la frattura tra Italia e italiani. Tra gli anni ’50 e ’90 è tutto un giocare tradizione - innovazione. Vengono tutte e due insieme. La tradizione nasce dalla rottura col suo papà Guittone d’Arezzo. Si crea un filo tra cose che si contrappongono l’una all’altra.

Il post moderno con Calvino scopre le carte e mette tutto insieme. Non ci sarà distinzione tra un classicista e un innovatore.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il tema centrale della poesia "Italia" di Ungaretti?
  2. La poesia "Italia" di Ungaretti rappresenta l'identità risorgimentale italiana, evidenziando il legame profondo tra l'autore e la sua patria, come parte della sua raccolta "Il porto sepolto".

  3. Come Prezzolini interpreta l'universalismo italiano?
  4. Prezzolini, nel suo saggio "L’Italia finisce", sostiene che la grandezza dell'Italia risiede nel suo cosmopolitismo e nella sua capacità di non essere legata a una patria, permettendo ai suoi autori di essere conosciuti a livello mondiale.

  5. Qual è la critica di Gramsci al canone risorgimentale?
  6. Gramsci contesta il canone risorgimentale definendolo aristocratico e affermando che la letteratura deve essere popolare, in quanto quella esistente è principalmente borghese e non rappresenta il popolo.

  7. In che modo Carlo Levi distingue tra Italia e italiani?
  8. Carlo Levi critica l'idea di un'Italia unita, sostenendo che esiste una frattura tra l'astrazione dell'Italia e la realtà degli italiani, evidenziando la fragilità della comunità civica nazionale.

  9. Qual è la posizione di Sciascia sulla letteratura borghese in Italia?
  10. Sciascia afferma che la debolezza dell'Italia è dovuta alla predominanza di una letteratura borghese, che non riesce a rappresentare adeguatamente la comunità e il sottoproletariato, suggerendo la necessità di un cambiamento.

Domande e risposte

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