Mongo95 di Mongo95
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L’ordinare il bene e proibire il male: un principio che viene accolto da tutte le sette musulmane. Ha base coranica, in cui si afferma prima di tutto che i musulmani sono la migliore comunità che sia mai nata tra gli uomini.
Questo è importante nell’ottica della umma islamica, vista come comunità carismatica, infallibile, perché vi deriva il concetto di ijma’, il consenso comunitario. È uno dei fondamenti del diritto islamico. La comunità musulmana non sbaglia mai, come afferma anche un hadith del Profeta. Quando una norma, un’idea, viene accettata da tutta la comunità, essa è allora vera e infallibile, certa e indiscutibile. L’accordo generale ha valore quasi dogmatico, normativo. Si pone però il problema storico che quando nacque il concetto di ijma’ ci si trovava più o meno all’epoca del Profeta, con una comunità islamica che era assimilabile ad una polis greca, con poche persone aventi diritti. È evidente che le riunioni cittadini erano concretamente possibili, così come le decisioni condivise. Nato l’impero islamico, risultava difficile giungere ad una ijma’. Si decise quindi di passare alla ijma’ degli ‘ulema, a seconda del tempo e del luogo. Se quella della umma è un principio potenzialmente e altamente democratico, derivato dall’assemblea cittadina, la ijma’ degli ‘ulema li rende praticamente i rappresentanti della umma, enfatizzando il loro ruolo essenzialmente politico.

Detto ciò, si capisce che la comunità islamica deve per forza di cose ordinare il bene e proibire il male. Ma cosa si intende per bene e male? Come regola generale si intende per “bene” ciò che dice il Corano e quello che ha fatto il Profeta. Rimangono però i problemi di contestualizzazione storica. Infatti, se è vero ciò, proibire il male (e di conseguenza ordinare il bene) è, per esempio, entrare in una taverna e fracassare gli otri di vino, o proibire la musica ai matrimoni. A parte questi atti “superficiali”, ci sono aspetti più importanti che hanno a che vedere con la questione, per esempio, dello jihad. Un hadith riporta che Muhammad avrebbe detto che ci sono tre modi per mettere in pratica tale comandamento: col cuore, con la lingua e con la mano. Bisogna assumere l’atteggiamento della preghiera, l’ammonizione orale (parresia) e la lotta. Di conseguenza, il jihad armato, che in alcuni casi contempla anche il tirannicidio. Si tratta di un principio che di per sé nel Corano non ha implicazione politica, ma ha tali ricadute se viene inserito e interpretato nel contesto storico. Si tratta di un’ulteriore conferma di Islam come ortoprassi.

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