Mongo95 di Mongo95
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Si hanno quattro fondamenti del diritto, gli usul al-fiqh, il cui studio è puramente metodologico:
1) Corano: Costituisce l’elemento essenziale per la shari’a. Essendo parola diretta di Dio, le sue norme e le sue regole rappresentano i limiti che l’uomo non può superare (hudud) e i diritti che Dio riserva a se stesso (huquq). Gli hudud sono quindi i limiti invalicabili su cui si regge la società. Ciò che importa maggiormente non sono le singole regole o sanzioni, quanto il principio generale che le sottende: in uno stato musulmano, retto secondo l’ispirazione religiosa, è necessario giudicare a partire dalla shari’a, senza per ciò considerarla come qualcosa che esaurisce tutta la casistica del diritto e nemmeno come un corpus irrigidito e al di fuori del tempo.
2) Sunna: il comportamento del Profeta, che ha valore esemplare e vincolante per ogni singolo credente. Il problema del rapporto tra Corano e Sunna, in caso di contraddizioni tra di loro, si deve considerare che la Sunna è considerata come commentario al Corano, ma il contrario è falso. La Sunna non può contraddire il Corano quindi, ma se tra i due esiste discrepanza, è il Corano che deve essere interpretato in modo tale da non risultare antitetico con la Sunna.

3) Ijma’: il consenso comunitario. Tale concetto risponde al dilemma se si può o meno ottenere una conoscenza religiosa universalmente valida al di là di Corano e Sunna. Ci si basa su un hadith di Muhammad, che avrebbe affermato che “La mia Comunità non si metterà mai d’accordo su un errore”. Quindi il consenso unanime della Comunità rende una conoscenza certa e infallibile. È un elemento costitutivo di quel “carisma comunitario” caratteristico della umma. Quando l’impero islamico si estese, era impossibile ottenere il consenso di tutta la Comunità, quindi viene introdotto il concetto di ijma’, che diventa il consenso di alcuni giuristi di una determinata epoca su determinate questioni. E sempre e comunque basato su un testo del Corano o della Sunna. Problematico è stabilire chi debba avere l’autorità di sancire il consenso, e non si è raggiunta uniformità di opinioni al riguardo tra ‘ulema.
4) Qiyas: il ragionamento analogico. Una sorta di sillogismo aristotelico. Cioè applicare a una situazione o a un atto nuovi la regola che disciplina una situazione o un atto già noti e che trova il suo fondamento in un testo. Deve esserci somiglianza tra i due casi, oppure la regola a cui si fa riferimento (‘illa) deve essere legittima anche per il nuovo caso in esame. Il qiyas consente di effettuare estensioni analogiche che possono allontanarsi dalla letteralità della rivelazione e lascia un certo spazio al ragionamento umano autonomo. È possibile esercitare l’ijtihad, cioè l’autonomo sforzo razionale sulle fonti del diritto.

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