Concetti Chiave
- Il Rinascimento, pur essendo meno superstizioso, riconosce l'impronta divina nell'uomo e l'importanza della sua forma terrena.
- L'intelligenza consente di affrontare la realtà, mentre la prospettiva permette una migliore comprensione e controllo della stessa.
- La prospettiva, già nota ai Romani, è riscoperta nel Rinascimento, evidenziando un ritorno all'empirismo e alla misurazione.
- Il Rinascimento invita l'uomo a gestire la natura con razionalità, riconoscendo la sua auto determinazione nel rapporto con l'ambiente.
- La visione rinascimentale sottolinea la necessità di organizzare spazi e tempi, interrogandosi sul legame tra uomo e realtà.
Che cos'è il rinascimento e l'uomo?
Il rinascimento non è ateo: è meno superstizioso rispetto a gran parte del medioevo, che rappresenta più bassamente l’uomo, con ovvie eccezioni ai precursori del rinascimento stesso, quali S. Francesco e Petrarca. L’Uomo di riconosce valido in quanto ha in sé l’impronta divina e dio stesso si è incarnato in un uomo. La forma terrena non deve essere svalutata. Questi sono i presupposti all’orazione di Pico della Mirandola. Nella prima riga dio è insolitamente definito Architetto, perché l’epoca vede nella capacità di intervento sullo spaccio, nella capacità di modificare la realtà il potere.
L'intelligenza e la prospettiva
L’intelligenza permette all’uomo di non essere schiacciato dalla realtà, la prospettiva di abbracciarla. Disegnando, l’uomo acquista migliore conoscenza in ciò che ha davanti. Quando l’uomo riesce a disegnarla realtà si sente avanzato di un gradino sul controllo della stessa. La prospettiva era già conosciuta ai Romani e non è una invenzione del ‘400, benché nel medioevo fosse in disuso, a causa del disinteresse all’empirismo delle misurazioni, surclassate dal rapporto con Dio.
La gestione della natura
La Natura non controllata dalla razionalità, come nella situazione odierna, non era gestita dall’uomo. Il rinascimento insegna che l’uomo è caldamente invitato alla gestione, un attestato che dio ha assegnato alle piante e agli animali un posto in graduatoria, ma all’uomo l’auto determinazione. L’ottica rinascimentale vede la necessità di organizzare spazi e tempi, finendo per interrogarsi sul rapporto fra lui e la realtà.
Domande da interrogazione
- Qual è la visione dell'uomo nel Rinascimento rispetto al Medioevo?
- In che modo l'intelligenza e la prospettiva influenzano la comprensione della realtà?
- Qual è il ruolo dell'uomo nella gestione della natura secondo la visione rinascimentale?
Il Rinascimento non è ateo, ma meno superstizioso rispetto al Medioevo, riconoscendo l'uomo come portatore di un'impronta divina e valorizzando la forma terrena, come evidenziato nell'orazione di Pico della Mirandola.
L'intelligenza consente all'uomo di non essere schiacciato dalla realtà, mentre la prospettiva gli permette di abbracciarla e comprenderla meglio, come dimostrato dalla capacità di disegnare e rappresentare ciò che ha davanti.
Il Rinascimento insegna che l'uomo ha la responsabilità di gestire la natura, riconoscendo che Dio ha conferito all'uomo l'auto determinazione, mentre piante e animali occupano un posto in graduatoria, evidenziando l'importanza di organizzare spazi e tempi.