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Umberto Saba: La capra, significato


La lirica si compone di tre strofe irregolari, composte da versi settenari e da endecasillabi. L’ultimo verso di ogni strofa è un quinario.
Il punto di partenza della lirica è dato dal l’immagine di una capra che bela, legata in mezzo ad un prato, bagnata dalla pioggia. Nell’animale, il poeta individua la legge del dolore che regola la vita degli esseri umani e che sente anche sua, come riprova del male di vivere esistenziale che ci fa pensare a Montale.

Il belato è sempre lo stesso, ininterrotto. Al di là del suo significato letterale, questa precisazione dà all’aggettivo un aspetto di portata metafisica. La scoperta dell’identità della sofferenza della capra con quella del poeta avviene per gradi: prima il poeta risponde all’animale quasi per divertimento, poi, riflettendo, riconosce che quella voce non è altro che un’eco della sua. Non è un caso se l’aggettivo “fraterno” con cui termina il v.5 fa rima con eterno del v.7. Questo ci permette di osservare che il tema centrale della lirica è la presa di coscienza che il dolore è una condizione esistenziale perenne, che è uguale per tutte le creature, uomini o animali, e da questa identica condizione deriva la fraternità fra tutti gli esseri viventi. Per tal motivo il colloquio che il poeta sostiene con la capra acquista un valore simbolico: il pianto dell’uomo e il belato della capra sono la stessa cosa, ovvero la voce del dolore.

Nell’ultima strofa compare la descrizione fisica dell’animale: il suo muso ha qualcosa che ricorda la fisionomia degli Ebrei. Infatti, Saba scrive “In una capra dal viso semita”, cioè con la barbetta che le incornicia il muso, come di solito avviene per il viso degli ebrei, anche se si tratta di un’immagine piuttosto stereotipata. Tenendo presente le origini ebraiche di Umberto Saba, il verso si carica di un significato molto particolare da cui però egli, stranamente, ha preso sempre le distanze, nel precisare che si tratta semplicemente di un’annotazione visiva, introdotta soltanto per far capire che nella sua sofferenza l’animale acquista un volto di un uomo. Nonostante ciò, è indiscutibile che il richiamo ad un popolo che nel corso dei secoli ha sperimentato persecuzione e dolore non sia un fatto secondario, ma piuttosto una chiara allusione al destino di dolore di tutto un popolo. Fra l’altro lo stesso Saba è stato vittima delle leggi razziali italiane.
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