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Foscolo - Vita e Scritti principali


Alla fine del '700 nacque un movimento culturale che esaltava i valori del mondo classico, in particolare il mito dell'antica Grecia, il Neoclassicismo. Il principale esponente fu Ugo Foscolo.
Ugo Foscolo nacque il 6 febbraio 1778 a Zante, nelle isole Ionie, da padre veneziano e madre greca. Alla morte del padre la famiglia si trasferì a Venezia, e qui si arruolò all’esercito con Napoleone.
Quando, però, Napoleone, con il “Trattato di Campoformio”, dette Venezia agli austriaci, la delusione del poeta fu enorme, e pur continuando a seguire l’esercito napoleonico, mantenne sempre un comportamento antifrancese.
Fu costretto a lasciare Venezia, così si trasferì a Milano dove conobbe Monti e Parini.
Nel 1804 si recò in Francia, per motivi militari, e qui ebbe l’opportunità di trascorrere alcuni anni di calma, che impiegò in amori appassionati, tipo quello con una donna inglese che gli dette una figlia, Floriana.
Tornato in patria, visse tra Venezia, Milano, Bologna e poi di nuovo Milano, da dove poi fuggì nel maggio 1815, per non dover giurare fedeltà agli austriaci.
Dopo una breve permanenza in Svizzera, si stabilì a Londra, dove guadagnò abbastanza grazie alla pubblicazione delle sue opere. La vicinanza della figlia Floriana e di alcuni amici, gli resero più sopportabile la malattia degli ultimi anni. Morì nel sobborgo londinese di Turnham Green il 10 settembre 1827.

Opere


Le sue opere più importanti furono:
•“Le ultime lettere di Jacopo Ortis”, un romanzo epistolare di carattere autobiografico, scritto nel 1802; il racconto si costruì attorno a una serie di lettere che il protagonista mandò all’amico Lorenzo per metterlo a conoscenza del suo dramma sentimentale e politico;
•“Le Odi”: “A Luigia Pallavicini caduta da cavallo” e “All’amica risanata”, furono scritti nel 1803 e sono due componimenti in versi, in cui il poeta esaltò la bellezza femminile e il suo effetto rasserenante sugli animi inquieti degli uomini;
•“I Sonetti”, furono scritti nel 1803, sono dodici e tra i più famosi sono: “In morte del fratello Giovanni”, “A Zacinto” e “Alla sera”;
•“Dei Sepolcri”, fu scritto nel 1806, è un carme, cioè un componimento poetico di tono solenne in cui il poeta esaltò i grandi valori dell’umanità che vivono anche dopo la morte;
•“Le Grazie”, un’opera incompiuta composta da tre inni: il primo dedicato a Venere, il secondo a Vesta e il terzo a Pallade Atena.


In morte del fratello Giovanni


Foscolo scrisse questo sonetto per suo fratello Giovanni, che si suicidò per i troppi debiti dovuti al gioco.
Ci racconta che, un giorno il poeta non sarebbe andato più come un Esolo, da popolo in popolo, ma sarebbe ritornato nella sua patria, sarebbe andato nella tomba del fratello, si sarebbe seduto in essa e avrebbe pianto per la vita del fratello morto nel fiore degli anni. Soltanto in quel momento la madre, trascinando la propria vecchiaia, avrebbe parlato di Ugo con l’altro figlio morto, e Ugo, inutilmente, avrebbe cercato di tendere le braccia per salutarli.
Avvertiva gli dei ostili e gli affanni interiori che sconvolsero, come una tempesta, la vita del fratello spingendola al suicidio, e invocava anche lui la pace della morte.
Inoltre, Foscolo, sperava che quando sarebbe morto in Paesi stranieri, questi avrebbero potuto restituire il corpo alla madre addolorata.


Dei Sepolcri


Questo carme fu dedicato a Ippolito Pindemonte, poeta e carissimo amico di Foscolo che aveva scritto poesie ed epistole sui cimiteri.
Foscolo iniziò questo carme ponendosi delle domande: la prima domanda diceva che forse il sonno della morte era meno doloroso all’ombra dei cipressi e dentro le tombe confortati dal pianto dei familiari, la seconda domanda diceva che quando sarebbe morto chissà quale conforto avrebbe dato alla sua vita una lapide che distingueva le sue ossa dalle altre. Diceva che persino la speranza, l’ultima dea a morire, abbandonava le tombe, la dimenticanza avvolgeva tutto nella sua oscurità e il tempo, a mano a mano che passava, trasformava l’uomo.
Foscolo pensava che quando sarebbe morto avrebbe continuato a vivere sottoterra. Il poeta sperava anche che la terra che lo aveva accolto bambino e lo aveva nutrito offrendogli un rifugio, avrebbe reso sacri i suoi resti dall’azione degli agenti atmosferici e dal piede profanatore degli uomini, e un albero profumato pieno di fiori avrebbe dato conforto alle sue ceneri con le sue dolci ombre.

Alla sera


Con questo sonetto Foscolo voleva esprimere le emozioni che provava quando contemplava l’arrivo della sera. Ci racconta che, per lui la sera era l’immagine della morte, e anche quando preannunciava la neve, pertanto ombre inquietanti e minacciose, era sempre desiderata perché sapeva raggiungere dolcemente le parti più intime del suo cuore.
La sera lo faceva andare sulle tracce della morte, ma allontanava le preoccupazioni che lo affliggevano durante il giorno. Il poeta dice anche che, mentre contemplava la pace della sera, si acquietava quello spirito travagliato che si agitava dentro di lui.
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