Colloquio con i morti


Alcune fra le più belle e antiche canzoni popolari sono dei lamenti funebri. La madre del morto si rivolge a lui, come se fosse vivo, parlandogli e piangendolo. È l’antichissima idea che le parole di chi è vivo riescano ancora a creare una sorta di legame con i morti, a trattenerli sul limitare della vita: fino a quando una persona viene ricordata non è completamente defunta.
In morte del fratello Giovanni (di Ugo Foscolo): Il fratello minore di Foscolo, Giovan Dionigi, si era suicidato molto giovane per debiti di gioco. Il sonetto nasce da un lato da questa da questa terribile realtà, dall’altro dalla suggestione di un’antica poesia latina. Dopo aver traversato terre e mari, in cui Catullo tenta di parlare col fratello ormai defunto. Foscolo inserisce nello struggente lamento per la giovinezza caduta del fratello la sua angoscia personale; all’immobilità di Giovan Dionigi sotto la pietra tombale si contrappone l’angosciato vagabondare del poeta “di gente in gente”. Il “porto” in cui è approdato il fratello diventa in qualche modo un riparo desiderato da una vita troppo tormentata; la preghiera finale è che le “straniere genti” presso le quali il poeta morirà sappiano restituirne “le ossa” all’abbraccio di una comunità familiare alla quale egli non ha potuto essere unito in vita.
Pianto antico (di Giosuè Carducci): Anche in questo caso, come nel precedente sonetto di Ugo Foscolo, la poesia nasce da una triste esperienza personale, cioè la morte in giovanissima età dell’unico figlio maschio del poeta Giosue Carducci. Per Carducci, innamorato della classicità e dei suoi valori – la bellezza, la vita nella sua pienezza, la luce – la morte è tragedia e negatività assoluta, senza alcuna possibilità di riscatto. L’eterna vicenda della natura che muore in inverno per poi risorgere ogni primavera, rappresentata dal colorato albero di melograno, si contrappone crudelmente alla vicenda del figlio, morto per sempre, che mai più si risveglierà. Dalla morte del figlio scaturisce, inevitabilmente, la perdita di ogni senso anche per la vita del padre, che si sente “pianta percossa e inaridita”, privata di tutti i suoi fiori.
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