Genius 20106 punti

Foscolo – Perché taccia il rumor di mia catena - commento


Perché taccia il rumor di mia catena
di lagrime, di speme, e di amor vivo,
e di silenzio; ché pietà mi affrena
se di lei parlo, o di lei penso e scrivo.

Tu sol mi ascolti, o solitario rivo,
ove ogni notte amor seco mi mena,
qui affido il pianto e i miei danni descrivo,
qui tutta verso del dolor la piena.

E narro come i grandi occhi ridenti
arsero d’immortal raggio il mio core,
come la rosea bocca, e i rilucenti

odorati capelli, ed il candore
delle divine membra, e i cari accenti
m’insegnarono alfin pianger d’amore.

Scritto a cavallo fra il 1800 e il 1801, si tratta di un sonetto strutturato nel modo seguente: abab/baba/cdc/dcd
• La prima quartina è costruita sulla metafora della catena che rappresenta l’amore che lega il poeta alla donna amata, Isabella Roncioni. “Affinché non si conosca troppo il legame che mi lega, vivo di lacrime, di speranza, di amore, ma soprattutto di silenzio; perché mi trattiene il rispetto nei suoi confronti, sia che parli con lei, sia che di lei scriva o che a lei vada il mio pensiero”. L’immagine della catena che lega l’innamorato non è nuovo nella letteratura; molto frequente nell’antichità ad essa ricorrevano anche i poeti dell’Arcadia; invece, è nuovo il “rumoreggiare”, cioè la sensazione uditiva che la catena produce rendendo così noto a tutti il legame. Da notare l’enjambement al terzo verso della quartina “e di silenzio” che costituisce la parola chiave: il poeta non osa parlare in modo palese di lei e nemmeno svelare il suo animo. Il quarto verso, con l’immagin’Amore;e del poeta intento a scrivere pensieroso ci rimanda al sonetto CCLXXIX del Petrarca-
• La seconda quartina si articola sull’affidamento del dolore del poeta alla natura, nella fattispecie, il fiume solitario
“Tu solo sai ascoltarmi, o fiume solitario, sulle cui rive ogni notte mi conduce: qui con fiducioso abbandono verso le mie lacrime e narro il mio dolore, qui verso tutta la mia sofferenza” Solo a contatto con la natura, in mezzo alla solitudine più assoluta, il poeta può sfogare il suo dolore, simile ad un fiume in piena.
• Le due terzine ci presentano l’immagine di Isabella Roncioni. “E narro al fiume [e quindi all’Amore che mi ha condotto in riva al corso d’acqua], la bellezza dei suoi occhi gioiosi e come essi brillarono di una fiamma che non potrà mai spegnersi e come la sua bocca simile ad una rosa ed i profumati capelli ed il candore delle sue membra degne di una divinità, e le care parole mi appresero a piangere a causa del sentimento amoroso”. Qui ricorrono due fra le immagini più frequenti della poesia foscoliana: gli occhi ridenti ed il profumo di ambrosia che esala dai capelli. Anche il riferimento, appena accennato, alla similitudine della donna con la bellezza di una dea è un elemento che si ritrova spesso in Foscolo. Nell’ultima terzina, l’enjambement “odorati capelli”, vuole insistere su di una sensazione olfattiva, collocato in un’ atmosfera in cui sembrano prevalere delle sensazioni uditive (il rumore della catena, il pianto, i cari accenti).
Hai bisogno di aiuto in Ugo Foscolo?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email