Genius 20461 punti

Foscolo: Forse perché della fatal quiete – parafrasi e commento


Parafrasi

Forse è perché tu sei l’immagine della morte (= fatal quiete)
che discendi in me così cara,
o Sera! Sia quando ti accompagnano
le nubi estive e i venticelli sereni,

sia quando dal cielo carico di neve fai discendere sulla terra
notti lunghe e tempestose,
tu discendi sempre cara ed occupi dolcemente
le vie più segrete del mio cuore.


Mi fai vagare di pensiero in pensiero sulle vie
che conducono al nulla eterno; ed intanto, questo tempo infelice
sta fuggendo e con lui se ne va la moltitudine

delle angosce con cui il tempo si consuma insieme a me;
e mentre io osservo la tua pace, va placandosi
lo spirito guerriero sempre ruggente dentro di me.

Commento

Il sonetto segue la struttura abab/abab/cdc/dcd. Nelle antologie scolastiche, esso è anche noto con il titolo Alla sera
Il primo verso inizia con l’avverbio “Forse”, come se esso forse la conclusione di una lunga meditazione interiore del poeta che esce alla luce e prosegue con un’andatura lenta, prolungata anche dalla dieresi sulla parola “quïete”. Il poeta si rivolge alla sera riconoscendo per questo particolare momento della giornata la sua predilezione perché è l’immagine della morte definita come quiete concessa dal destino a tutti i mortali e quindi “fatal”. La sera è sempre cara al Foscolo, sia nella bella stagione che in quella invernale. I versi che ci rimandano ai due momenti dell’anno sono densi di immagini e di musicalità. Il verbo “corteggian”, la leggerezza delle nuvole estive e il venticello appena accennato suggeriscono immagini di grazia e di serenità a cui contribuisce anche l’enjambement “le nubi estive” del 4° verso. I vv. 5 e 6 creano l’immagine della cattiva stagione, indugiando su suoni cupi ( - u-, -m-), ricorrendo ad un prolungamento del ritmo con la dieresi su inquïete e sull’ enjambement all’inizio del 6° verso con la parola “tenebre”. A ben guardare, l’aria che annuncia la neve e le lunghe notti che ci rimandano alle ombre non descrivono un paesaggio esteriore, ma un modo con cui la sera invade e quindi prende possesso del cuore del poeta. Nelle due terzine, il poeta intende la morte coma una forma di annullamento definitivo, quindi in senso laicistico e non come passaggio o inizio di una nuova vita. Infatti, la sera consente al pensiero Foscolo di riflette sulla notte eterna al di là della quale esiste solo il nulla e mentre egli è assorto nelle sue meditazioni il tempo trascorre e con esso se ne vanno anche le angosce: questa riflessione va intesa nel senso che il tempo nel suo trascorrere, distrugge tutto, compresa la vita del poeta, fatta di affanni e dolori. Per “reo tempo” deve inteso non solo la vita del Foscolo, ma anche il periodo storico in cui egli è vissuto e quindi definito “reo” (= infelice, malvagio) perché mediocre e causa di tanta infelicità per quella generazione, di cui il poeta è uno dei rappresentanti più significativi. Nella contemplazione della sera, identificata nella morte, lo spirito agitato e tempestoso del poeta riesce a placarsi. L’immagine dello spirito ruggente, che sembra porsi in contrasto con la generale atmosfera malinconica del sonetto si ritrova in tutti i componimenti poetici del Foscolo.
Hai bisogno di aiuto in Ugo Foscolo?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email