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Ugo Foscolo: il pensiero

Ugo Foscolo visse i burrascosi eventi storici degli anni tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento: la Rivoluzione francese nel 1789, l’avvento al potere di Napoleone e la sua caduta nel 1814, il Congresso di Vienna tra il 1814 e il 1815 e la Restaurazione. Quest’ultima riportò i vecchi sovrani sui loro troni e i vecchi regimi assoluti ripresero il loro potere. Nonostante questo passo indietro erano cambiate moltissime cose, soprattutto tra il popolo, che aveva preso coscienza del suo potere e della sua forza. Un ruolo importantissimo in questo periodo di grandi cambiamenti fu ricoperto dagli intellettuali, che al fallimento della ragione reagirono in due modi. Alcuni di loro pensarono di creare un futuro migliore guardando al passato: i neoclassici; altri volevano andare avanti cercando nuovi ideali: i romantici. Foscolo, come molti suoi contemporanei, nutriva grandi speranze di libertà e credeva che Napoleone avrebbe dato all’Italia la tanto desiderata unità, ma dovette subire la cocente delusione di vederlo agire come un despota quando firmò il Trattato di Campoformio, col quale cedeva la sua Venezia all’Austria. Foscolo non fu romantico, tuttavia la sua opposizione alla realtà circostante, la sua vita tormentata, le delusioni lo avvicinarono molto alla sensibilità romantica. Romantici furono il desiderio sempre in appagato di libertà e il bisogno di esprimere il proprio io, infatti l’elemento autobiografico è presente nella maggior parte delle sue opere. Egli non crede in Dio e nell’aldilà, ma sente una forte tensione a superare i limiti dell’esistenza e a ricercare valori assoluti. Definisce illusioni quei grandi ideali di giustizia, di amore, di bellezza, di patria, di libertà a cui è necessario ispirarsi pern dare un significato alla propria esistenza.

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