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Foscolo – Vita e Scritti


La vita


Ugo Foscolo nacque il 6 febbraio 1778 a Zante. Dopo l’infanzia trascorsa tra Zante e Spalato, nel 1793 raggiunse la madre a Venezia. La discesa di Napoleone in Italia accese l’entusiasmo politico di Foscolo, che si impegnò per la causa rivoluzionaria.
Quando Napoleone nel 1797, con il trattato di Campoformio, cedette Venezia all’Austria il poeta rimase molto deluso da questo gesto; dopo la sconfitta di Napoleone a Lipsia nel 1813, Foscolo rientrò a Milano da Firenze. Tornati gli austriaci, nel 1815, scelse di andare in esilio; prima andò a Zurigo e poi a Londra, dove rimase fino alla morte, avvenuta il 10 settembre 1827.


Le ultime lettere di Jacopo Ortis


È un romanzo epistolare. È la prima delle poche opere compiute di Foscolo, i primi abbozzi del 1796 e l’edizione definitiva è del 1817. È costituito da una raccolta di lettere inviate da Jacopo all’amico Lorenzo Alderani fra il 1797 e il 1799; la vicenda si snoda tra delusione politiche ed amorose e si conclude con il suicidio di Jacopo.


Le Odi e i Sonetti


Le Odi A Luigia Pallavicini caduta da cavallo” e “All’amica risanata” sembrano lontane dal clima appassionato che si può riscontrare nell’Ortis. I Sonetti sono il capolavoro di Foscolo e soprattutto nei quattro sonetti aggiunti nel 1803 (Alla sera, A Zacinto, Alla Musa, In morte del fratello Giovanni) il poeta dà il meglio della propria ispirazione giovanile.
In morte del fratello Giovanni esprime il dolore per la morte del fratello, il contenuto è elevato e la forma è perfetta. Alla Musa parla per l’amore della poesia.
A Zacinto celebra l’amore per la patria.
Alla Sera parla di sé stesso ed esprime i sentimenti che prova nei confronti della vita, è una poesia ai massimi livelli per forma e contenuto.
I Sepolcri (295 versi endecasillabi) risponde a un momento storico particolare, quando Napoleone in un editto obbliga a far seppellire i morti fuori dalle porte della città e le tombe dovevano essere tutte uguali; Foscolo in quest’opera disse che la tomba non serviva ai morti ma ai vivi che andavano a trovare il defunto, infatti tra il vivo e il defunto si creava una corrispondenza di amorosi sensi e c’era un passaggio di valori se il defunto in vita aveva avuto valori.

Le Grazie


Foscolo lavorò all’opera con l’obiettivo prima di comporre un lungo inno e poi di strutturare il testo in tre inni distinti ma correlati. Il primo inno è dedicato a Venere e descrive l’apparizione della dea e delle Grazie; il secondo è dedicato a Vesta e raffigura il passaggio delle Grazie dalla Grecia all’Italia; il terzo a Pallade e rappresenta la fuga delle Grazie e il trionfo delle barbarie. Il poema è incompiuto.


Foscolo, traduttore e critico


In Foscolo il rapporto con la cultura classica e con quella moderna si concretizza in una inesausta attività di traduttore; nel decennio londinese si dedicò alla critica letteraria.
La “notizia intorno a Didimo Chierico” fornì un nuovo autoritratto foscoliano che integra quello dell’Ortis.
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