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Tasso - O del grand’Apenin - commento

Il componimento, una canzone mista di endecasillabi e settenari, si compone di tre stanze di 20 versi ciascuna. E’ stato composto nel 1578 ed è incompiuto. Nelle tre strofe, il poeta ci descrive tre momenti molto drammatici della sua vita: la perdita dei genitori, l’esilio e le varie peregrinazioni attraverso la penisola italiana. Tasso pensava di trovare alla corte di Urbino un luogo di pace e di riposo per placare le proprie inquietudini; ma non fu così perché fece ritorno a Ferrara e fu rinchiuso nell’ospedale di S. Anna, nel reparto riservato agli infermi di mente.

Stanza I

Il poeta inizia la prima stanza rivolgendosi al fiume Metauro e procede con l’elogio della casata dei Della Rovere, signori di Urbino, rappresentata in modo allegorico dalla grande quercia , riprodotta nello stemma che serve per evocare la potenza, la cortesia e l’ospitalità della famiglia. In questa prima parte cominciano ad affiorare alcuni elementi autobiografici: ilo poeta pellegrino, la sua ricerca di sicurezza di riposo e di stabilità materiale e morale. Egli si sente perseguitato dalla dea Fortuna, in qualunque luogo egli cerchi di nascondersi. Il quadro biografico risulta così completo: la Fortuna perseguita il poeta, definito come fugace e peregrino che cerca protezione presso la famiglia Della Rovere.

Stanza II

Nella seconda stanza i temi affrontati sono due: la Fortuna che perseguita il poeta e l’affetto della madre che gli è stato negato. Come il motivo encomiastico cede il posto a quello autobiografico, così il presente è sostituito dal passato: il punto di contatto è dato dalla Fortuna che sradicò il poeta fanciullo dal seno della madre. Le braccia ed il seno materno hanno lo stesso ruolo protettivo della quercia e la scelta lessicale mescola il motivo vegetale con quello affettivo (nodi…stretti…tenaci/ quercia/ombra/corte/madre). Anche l’immagine della cuna e della toma o fosso, è presentata come un luogo protettivo, in senso negativa, ma tuttavia in certo senso auspicato perché considerato male minore rispetto alle persecuzioni sopportate nella vita. Tuttavia l’immagine protettiva della madre e quella della corte di Urbino non sono intercambiabili per cui il desiderio di farsi ricoprire totalmente dall’ ombra della quercia, sembra acquisire una connotazione negativa assimilabile ad un desiderio di annientamento totale.

Stanza III

La terza stanza è dominata dalla figura del padre, presente accanto al figlio sia in vita che da morto. La figura del genitore è ambivalente; come la Fortuna, essa diventa uno strumento di dolore perché responsabile dell’allontanamento del poeta dalla madre, ma è anche un rifugio protettivo e da morto, il padre errante della vita diventa buon padre. In questa stanza, il tema della Fortuna persecutrice scompare per essere sostituito dal motivo del dolore e del lutto in cui il poeta da vittima passiva, acquisisce un ruolo attivo in quanto soggetto di pianto e di sofferenza.
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