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La Gerusalemme Liberata – canto XX – riassunto

Personaggi: Goffredo – Emiremo – Gildippe e Odoardo – Altomoro, re di Samarcanda – Ormondo – Rinaldo – Assimiro, re degli Etiopi – Solimano – re Aladino – Raimondo – Adrasto – Tisaferno - Armida

La maggior parte del canto è riservata alla descrizione della battaglia finale per assicurare ai Crociati il possesso definitivo della Città Santa ed in cui i vari eroi hanno occasione di mostrare il loro valore ed il loro coraggio.
L’esercito egiziano sta arrivando fra l’esultanza dei pagani assediati nella Torre di David. Anche i Crociati contemplano l’arrivo dell’esercito nemico, ma Goffredo dà ordine di riposarsi ancora un giorno prima di dare battaglia.
Il giorno dopo, appena sorto il sole, lasciato Raimondo con i suoi soldati a guardia della Torre di David, Goffredo conduce l’esercito fuori da Gerusalemme e dopo averlo schierato in previsione della battaglia, passa in rassegna i soldati. Per incitarli, ricorda loro che il giorno tanto atteso è ormai arrivato e che l’esercito nemico, pur essendo più numeroso, è male organizzato ed è costituito da persone inadatte alla guerra perché mancanti di pratica d’armi. Aggiunge che il capitano nemico è valoroso e saggio, ma con un esercito simile non è messo in condizione di dimostrare le sue virtù mentre lui è a capo di guerrieri di cui conosce bene il valore ed il coraggio. Quindi, per terminare, chiede a tutti di fare, come sempre, il proprio dovere, consolidando così, con una grande vittoria, la conquista di Gerusalemme. Mentre Goffredo sta parlando, un’aureola di luce gli cinge la testa, come se Dio lo volesse mostrare come futuro re di Gerusalemme. Nel campo nemico, anche Emiremo fa la stessa cosa, ricordando a tutti la patria, la famiglia e l’onore dell’Asia.

La grande battaglia ha inizio e la descrizione che fa il poeta dei due eserciti schierati, in attesa dell’ordine di assalto, è epica. Le bandiere ondeggiano al vento, sui grandi elmi sventolano le piume, le armi mandano bagliori e i due campi sono simili ad alte e dense foreste di alberi. Le trombe cristiane fanno il primo invito alla battaglia a cui rispondono, come accettazione, quelle nemiche. Prima di affrontare lo scontro, i Crociati si inginocchiano, pregano Dio e baciano la terra. La battaglia ha quindi inizio.
La descrizione inizia con Gildippe, la guerriera cristiana, che per fedeltà, ha deciso di seguire in battaglia il marito Odoardo. La donna è la prima a colpire ferendo ed atterrando numerosi soldati persiani. Tuttavia molti soldati nemici le si stringono intorno per vendicare gli uccisi, ma Odoardo si fa avanti; i due si difendono a vicenda, dando così un’eccezionale prova di valore. Altomoro, re di Samarcanda, fa strage fra i cristiani, ma Gildippe interviene sferrandogli un colpo sull’elmo a cui, però, egli risponde con una percossa talmente forte che la guerriera sarebbe caduta se Odoardo non fosse intervenuto in suo soccorso.
Mentre la battaglia continua, Ormondo cerca di mettere in atto la prevista congiura contro Goffredo, ma quest’ultimo essendo stato avvertito, e non lasciandosi ingannare dalle false insegne, si lancia contro Ormondo, ferendolo a morte ed anche i compagni vengono sterminati.
Da questo momento la battaglia continua, ma con esito incerto: ovunque il terreno è coperto di armi spezzate e di cadaveri; nella morte non c’è più alcuna distinzione: il cavallo giace accanto al suo padrone, il nemico accanto al nemico, il vincitore sopra il vinto ed ovunque si odono lamenti ed imprecazioni e si vede sangue o polvere.
Ad un certo punto, entra in azione Rinaldo con il suo gruppo di Avventurieri, compiendo delle azioni gloriose che non è possibile narrare. Innanzitutto affronta e trafigge Assimiro, re degli Etiopi ed uccide più uomini che colpi di spada, colpi che assesta, facendola roteare. I suo gruppo lo imita e ben presto i pagani sono costretti alla fuga.
Rinaldo arriva così al centro dello schieramento dove si trova Armida sul suo carro dorato e circondata dai suoi campioni. Nel vedere Rolando, Armida è presa tra l’amore e lo sdegno e lancia contro di lui una freccia pregando, però, che cada a vuoto. Lancia altri strati, ma nessuno colpisce l’eroe crociato. Armida, ancora combattuta fra amore e odio, si volta verso i suoi campioni, ma ne vede molti abbattuti e sconfitti. Altomoro, che ha assistito alla scena, decide di abbandonare la sua schiera per venire in soccorso della donna, ma il suo tentativo è vano perché quando giunge, Rinaldo è ormai passato oltre e quando ritorna fra la suoi compagni, essi sono stati completamente sbaragliati dall’esercito cristiano.
I versi seguenti descrivono la caduta della Torre di David. Nella presa della Torre, si distingue Solimano, che si trae dietro il re Aladino. Esso viene affrontato coraggiosamente da Raimondo che però viene ferito alla fronte dal Pagano il quale prosegue nella sua strage, precipitandosi nella pianura per prendere parte alla battaglia. Raimondo essendo troppo vecchio, cade a terra ferito. Da parte cristiana è un momento di cedimento perché i Pagani, usciti dalla torre, mettono in fuga i Siriani ed i Guasconi. Allora, Tancredi, che giaceva infermo in una casa vicina, si alza, va sul tetto e scorgendo Raimondo caduto a terra, accorre sul luogo della lotta permettendo a quest’ultimo di riprendersi. Raimondo, alzatosi da terra, cerca il suo feritore e, non vedendolo, fa strage fra le di lui schiere fintanto che non vede il re Aladino. Lanciandosi contro di lui, lo colpisce mortalmente alla fronte, facendolo così stramazzare al suolo. I Pagani, ormai privati del loro capo, si rifugiano nella Torre ma i Cristiani li inseguono, facendo strage dei fuggiaschi, mentre Raimondo riesce ad issare il vessillo crociato sulla sommità.
Intanto Solimano, giunto nella pianura, dove si sta combattendo, sale sopra un cavallo abbandonato e per un breve momento fa risalire la sorte dei Pagani. Uccide molti Cristiani, fra cui Gildippe e Odoardo. La donna, pur difendendosi valorosamente, viene trafitta al petto. Odoardo giunto in soccorso della sposa, da un lato cerca di attaccare Solimano e dall’altro di difendere la donna, sostenendola con un braccio. Ma Solimano gli recide il braccio e i due cadono a terra, uno sopra l’altra, unendosi così per sempre nella morte.
La notizia dell’uccisione di Gildippe ed Odoardo corre veloce all’orecchio di Rinaldo che decide di vendicare i due sposi. Con molto valore, Rinaldo uccide Adrasto, Tisaferno e Solimano.
Adrasto tempesta di colpi Rinaldo alla testa e al collo ma non riesce a fendere l’elmo perché è stato reso infrangibile dal Veglio d’ Ascalona. A sua volta, Rinaldo gli infligge un colpo mortale nel fianco, che lo fa cadere a terra, con sgomento di tutti i presenti.
Solimano, alla vista dell’esito del duello fra Rinaldo e Adrastro si fa prendere dalla paura e non trova la forza di reagire. Rinaldo ne approfitta, piombando su di lui e colpendolo a morte. Solimano cade a terra senza emettere alcun gemito.
Tisaferno, dopo aver atterrato parecchi capitani cristiani, si slancia ora contro Rinaldo come farebbe un leone, ma quest’ultimo reagisce violentemente tempestando di colpi il Saraceno che giace in un lago di sangue.
La morte di Solimano decide ormai le sorti della battaglia perché perfino i guerrieri più valorosi si danno alla fuga. Anche Armida vedendo Tisaferno, suo campione, cadere ferito e temendo di essere fatta prigioniera, balza rapidamente sopra un cavallo e fugge come fece Cleopatra nella battaglia di Anzio. Nonostante i colpi avuti, Tisaferno riesce ad alzarsi, ma Rinaldo interviene prontamente, trafiggendogli il cuore.
A questo punto, Rinaldo si ricorda di aver promesso un tempo protezione ad Armida e per questo si mette alla sua ricerca. La trova in una valle ombrosa dove essa si era rifugiata, con l’intento di darsi la morte, giusto in tempo per impedirle di vibrare su se stessa il colpo mortale. Armida prima volge lo sguardo verso di lui, poi cade svenuta. Rinaldo la sorregge e le bagna il petto ed il viso di lacrime. Quando Armida si rianima, simile ad una rosa sotto le gocce di rugiada, tenta invano di respingere il braccio dell’eroe che la sostiene e alla fine, ancora combattuta fra odio e amore comincia a piangere rammaricandosi che Rinaldo non la lasci morire e che la serbi per ornare il suo trionfo. Ma Rinaldo la riconforta promettendole che la rimetterà sul trono dei suoi antenati e che se abbandonerà la religione pagana andrà incontro ad un futuro molto felice. Armida si tranquillizza e si dichiara ubbidiente a tutte le indicazioni di Rinaldo.
Mentre Armida e Rinaldo si stanno riconciliando, Emireno continua la battaglia alla ricerca di una morte gloriosa, scagliandosi contro Goffredo e provocandogli una ferita al braccio sinistro. Ma Goffredo reagisce con violenza, trafiggendo il nemico nel ventre e facendolo cadere esanime al suolo. Ucciso Emireno, Goffredo si lancia all’inseguimento dei fuggiaschi e vedendo Altamoro che si sta difendendo contro una moltitudine di Crociati, gli intima di arrendersi. Quest’ultimo accetta la resa e alla promessa di grandi doni per il riscatto, Goffredo risponde con sdegno, di non essere venuto in Asia per fare il mercante, ma per combattere in nome della fede cristiana, poi continua ad inseguire i fuggiaschi per i quale non c’è alcun scampo. Ormai il campo nemico è stato conquistato e la battaglia ha avuto termine.
Prima che sopraggiunga il tramonto, Goffredo rientra in Gerusalemme appena liberata e, insieme ai suo guerrieri, si reca al tempio per adorare il Santo Sepolcro. Così il suo voto viene sciolto.

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