“ S’ei piace, ei lice”

Questo brano di Tasso parla il coro dell’atto I; esso è formato da pastori ed è simile a quello della tragedia greca perché costituisce una sorta di pubblico ideale che guida le reazioni del pubblico reale che assiste alla rappresentazione.
Tema centrale del coro è il rimpianto per la scomparsa dell’età dell’oro, che resta solamente nella rappresentazione dell’ambiente dei pastori.
L’età dell’oro la descrive come un periodo felice, privo di sofferenza dove le terre producevano spontaneamente senza bisogno di lavori, dove non c’era violenza e dove il cielo era sempre luminoso come in primavera. L’unica legge degli uomini era aurea e scolpita dalla natura.
Ma l’elemento che caratterizza l’età dell’oro in primis è la libera esaltazione del piacere degli istinti naturali dell’uomo (edonismo); infatti le fanciulle esibivano il proprio corpo senza veli, mentre ora lo coprono con gli abiti.

Tasso è consapevole della perdita definitiva di questa età, sostituita da un’epoca con leggi più dure che generano sofferenza.
La colpa non è dei divieti moralistici posti dalla Controriforma, ma dell’Onore (= insieme di convenzioni che vietano dei comportamenti e ne impongono altri) collegato all’ambiente della corte. L’uomo, guidato dal senso del peccato, tradisce se stesso. E’ proprio l’onore che ha portato la perdita dell’innocenza e la vergogna del proprio corpo.
Tasso nella penultima strofa contrappone l’Onore alla personificazione di Amore dicendo che è solo colpa sua se i doni dell’Amore sono diventati oggetti da rubare di nascosto.

Un altro tema centrale è la malinconia per la precarietà dell’esistenza: nella chiusura del coro c’è un invito ad amare e godere prima di finire nel sonno eterno della morte.

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