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Torquato Tasso nasce in un periodo di profonda crisi sociale, economica e politica che influenzerà molto il suo capolavoro: “ La Gerusalemme Liberata”.
A seguito della pace di Cateau-Cambrésis l’Italia sarà soggetta ad una “rifeudalizzazione” che porterà il trasferimento della popolazione dalle città alle campagne limitrofi ed una rivalsa della corte come sistema di organizzazione sociale capace di conservare un senso autoritario e burocratico.
Inoltre, successivamente alla decisione del monaco agostiniano Martin Lutero di denunciare la vendita delle indulgenze da parte del clero, si andò ad affermare una nuova religione: il protestantesimo, la quale avverserà la religione cattolica del tempo.
Per trovare una soluzione alla crisi religiosa, la Chiesa convocò il Concilio di Trento (1545- 1563), ma dato che non si riuscì a trovare un punto d’incontro tra le due correnti religiose, il cattolicesimo si autoproclamò come sola depositaria della fede e diede il via all’età della Controriforma.

Verranno perseguitate tutte le religioni diverse da quella cattolica perché considerate eretiche, tanto che sarà istituito il Tribunale della Santa Inquisizione, volto alla condanna di tutti coloro che non fossero adempienti alla fede cattolica, e l’Indice dei libri proibiti all’interno del quale vennero raccolte tutte le pubblicazioni ritenute contrarie ai principi della dottrina cattolica.
A causa di questa situazione precaria dell’Italia, Torquato Tasso cercherà di conciliare i suoi ideali ancora rinascimentali con le costrizioni del tempo.
Tasso, molto influenzato dal lavoro del padre, sarà sempre a contatto con l’ambiente cortigiano, dove sarà molto apprezzato per le sue doti poetiche e per l’eleganza mondana da lui dimostrata. Le sue opere sono un ritratto esemplare delle virtù e delle tradizioni di corte, eppure saranno sempre criticamente vagliate così da risultare aderenti ai canoni letterari e religiosi vigenti. Questa continua ricerca di Tasso di mettere in accordo due spiriti in contrasto fra loro: quello religioso e quello rinascimentale lo porterà ad un’irrequietezza interiore che poi sfocerà in pazzia.
Un esempio del dissidio interiore che lo tormenta, è contenuto nella“ Gerusalemme liberata” all’interno della quale spicca il dualismo tassesco che non è altro che la ricerca da parte dell’autore di mettere d’accordo il suo animo rinascimentale con l’epoca in cui vive.
Già all’interno della seconda strofa del proemio Tasso invoca la sua Musa ispiratrice per affidarle la stesura dell’opera (come si usava fare nei proemi del mondo classico e dunque come faranno anche gli scrittori rinascimentali) ma dichiara apertamente di non fare riferimento a “colei che di caduchi allori circonda la fronte di Elicona” dunque a Calliope, bensì a colui che “su nel cielo infra i beati cori ha di stelle immortali aurea corona”, cioè a Dio. Inoltre chiede scusa a Dio per aver “adornato” la sua opera con “fregi e diletti”, in quanto sta trattando un tema religioso: la presa del santo sepolcro di Gerusalemme da parte di Goffredo di Buglione. Nonostante ciò, Tasso ritiene che, per far arrivare un messaggio al lettore, bisogni invogliarlo alla lettura, aggiungendo dei particolari accattivanti. Per questo motivo lui paragona la sua opera ai “soavi licor” cioè alle medicine che si danno ai fanciulli quando sono malati, nelle quali viene inserito dello zucchero, così da poter addolcire il malato prima che assapori l’amaro della medicina.
Il dualismo tassesco si realizza in tre ambiti: l’ambivalenza verso la corte, l’amore visto come sensualità ma anche come sofferenza e la guerra, la quale è manifestazione dell’eroismo umano ma genera anche dolore e lutto. La corte viene ammirata da Tasso come luogo in cui poter far echeggiare le sue doti poetiche ma viene anche descritta come un posto che conduce alla morale insofferenza. Tasso si sente costretto entro i limiti cortigiani come se non potesse esternare liberamente i suoi pensieri, in quanto devono sempre adempiere all’etichetta e alle leggi morali, parallelamente a ciò che accadeva con la Controriforma che impediva la stesura di opere letterarie non consone ai principi della fede cattolica.
Anche l’amore viene visto sotto una certa ambivalenza. Tasso esterna l’amore come insoddisfacente e come fonte di distrazione che impedisce l’uomo di raggiungere i propri obiettivi, eppure all’interno dell’episodio della morte di Clorinda traspare leggermente un amore ricco di sensualità, rivolto ad una ricerca del piacere dei sensi che rimanda ad una nostalgia nei confronti dell’edonismo rinascimentale.
La stessa ambivalenza riveste anche il tema della guerra. La crociata dei pezzenti di Goffredo di Buglione è motivata da ragioni legate alla sfera religiosa eppure porta ugualmente a qualcosa di atroce e disumano.
In conclusione, Tasso è riuscito a rendere un’opera unica e inimitabile. Nonostante il suo tentativo di fondere due mondi assolutamente in contrasto tra loro all’apparenza sembrasse impossibile, oggi leggendo la “Gerusalemme Liberata” non possiamo che catalogarla come uno dei capolavori della letteratura italiana anche e soprattutto per l’unitarietà e l’organicità che è riuscito a conferirvi.

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