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La cultura del ‘600

Mentre il ‘500 è fortemente connotato dall’esperienza della cultura rinascimentale e della Riforma protestante, il ‘600 ha avuto nel dibattito storiografico definizioni molto diverse dal punto di vista culturale: “età barocca”, con rinvio ai nuovi moduli espressivi della cultura artistica (composizioni articolate e dinamiche, forti chiaroscuri, pesante uso delle decorazioni); “età della rivoluzione scientifica”, per il profondo rinnovamento che porta alla nascita delle moderne scienze sperimentali; “età della ragion di Stato”, a sottolineare la centralità della riflessione politica sulle strutture dello Stato moderno e sull’esercizio del potere. Queste definizioni, nella loro parzialità, descrivono diverse “anime” che, pur con molte contraddizioni, convivono, i incrociano, si scontrano nel medesimo arco cronologico. Sarebbe impreciso, quindi, e soprattutto inutile cercare di comprendere tutti il XVII secolo sotto una sola etichetta, perché quest’ultima presuppone un’omogeneità o una prevalenza culturale che non sono in realtà riconoscibili.

Il ‘600 fu un’epoca di guerre sanguinose, che segnarono l’agonia e il tramonto del progetto egemonico di Filippo II; di fortissima conflittualità politica e sociale; di tensione religiosa tra il fronte dei paesi cattolici e quello dei paesi protestanti ormai consolidatisi; di declino della centralità del Mediterraneo e di apertura degli orizzonti del Nuovo Mondo. Tutto ciò si riflesse sulla produzione culturale e sulla sensibilità artistica generando una grande tensione creativa.

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