Concetti Chiave
- Le scoperte scientifiche del Seicento, come il telescopio e il microscopio, hanno amplificato la comprensione dello spazio e del tempo, rivelando una storia della Terra di miliardi di anni.
- La pubblicazione del De revolutionibus orbium coelestium di Copernico ha segnato una svolta, spostando l'uomo da una posizione centrale a una marginale nell'Universo infinito.
- Isaac Newton ha formulato una visione matematica dell'Universo come una macchina complessa, riducendo il ruolo di Dio e aumentando l'autonomia umana.
- Le reazioni artistiche e letterarie a queste scoperte hanno evidenziato un'introspezione profonda, con alcuni artisti che hanno rifiutato le nuove idee in favore di concezioni più tradizionali.
- Blaise Pascal ha messo in discussione la centralità dell'uomo nell'Universo, evidenziando la difficoltà di comprendere la sua complessità e l'incapacità umana di essere il fine ultimo della creazione.
Indice
Influenza delle scoperte scientifiche
Le concezioni dello spazio e del tempo hanno sempre influito sulla produzione letteraria. La scoperta del telescopio rivoluzionò il modo di osservare l’Universo, così come il microscopio modificò la concezione della materia. Nel Seicento l’immensamente grande e l’immensamente piccolo vennero sempre più esplorati. Lo spazio si allargò a dismisura anche perché gli orizzonti si stavano dilatando. Le vaste distese inesplorate del Sudamerica ponevano un allargamento dei confini del pianeta. La concezione del tempo era sempre stata legata alla Bibbia, la quale suggeriva che la creazione fosse avvenuta in un tempo non remotissimo. I nuovi studi archeologici mostravano che la Terra aveva sulle spalle una propria storia lunga miliardi di anni. Questa considerazione sconvolgente mutò la concezione del tempo nell’uomo seicentesco. Fu questo un momento entusiasmante per lo sviluppo della scienza e le reazioni furono molto rilevanti.
Rivoluzione copernicana e spazio-tempo
Nel 1643 venne pubblicato il De revolutionibus orbium coelestium di Copernico che conteneva affermazioni molto importanti. Il testo di Copernico sconvolse la visione tradizionale del cosmo. Veniva meno la straordinaria compenetrazione che la cosmologia aristotelico-tomistica aveva creato con l’universo cristiano. L’antropocentrismo tramontò di fronte alla scoperta dell’infinità dell’Universo. Avvenne una vera e propria rivoluzione spazio-temporale. Fu una rivoluzione della concezione dello spazio perché l’uomo seicentesco passò dal pensare di essere al centro dell’Universo al ricoprire un ruolo al margine di esso. Fu anche una rivoluzione spaziale perché si passò dalla convinzione di vivere in un periodo piuttosto vicino alle origini al comprendere di vivere miliardi di anni dopo la creazione della Terra.
Concezione dell'infinito e Newton
La natura non dà certezze perché è anch’essa mutevole e si evolve al passare del tempo come tutte le cose del mondo. Nel Seicento sia sul piano spaziale sia su quello temporale si affacciò il concetto di infinito. Questa concezione ai tempi fu sconvolgente perché l’attributo di infinito poteva essere riferito solamente a Dio. Ci si iniziò a interrogare sulla posizione di Dio nei confronti di questa macchina complessa che era l’Universo infinito. Un personaggio fondamentale nel Seicento fu Isaac Newton, il quale diede una descrizione rigorosa e matematica dell’intero cosmo che è visto come una macchina complessa il cui grande orologiaio è Dio. Con Newton, però, la posizione di Dio iniziò a divenire sempre più defilata. Inoltre tutti i rasserenamenti precedenti vennero meno. Infatti le dimensioni infinite dell’Universo rendevano insignificanti la Terra e l’uomo. La reazione a questa concezione fu abbastanza inattesa. Infatti l’uomo, avendo una posizione marginale nell’Universo, riconosceva la propria autonomia. La nuova marginalità dell’uomo viene accolta positivamente perché lo rende indipendente dalle forze celesti.
Reazioni artistiche e letterarie
L’arte portò la testimonianza di questa crisi. I principali atteggiamenti di risposta a questa situazione erano la chiusura in se stessi e la fuga. C’era attenzione per l’introspezione e per la psiche. L’arte fugge dalle nuove concezioni e alcuni letterati le rifiutano a favore delle idee antiche e rassicuranti. Le nuove dimensioni immense e siderali ebbero una progressiva influenza nel linguaggio letterario che iniziò ad assumere nuove metafore. Furono importanti anche le riflessioni di Blaise Pascal, il quale rifiutò nettamente la concezione secondo la quale l’uomo sarebbe il fine ultimo della creazione. Una conseguenza fu che l’uomo non poteva farsi carico dell’estrema complessità dell’Universo. Importante in questo periodo fu il letterato inglese John Donne.
Domande da interrogazione
- Qual è stata l'influenza della scoperta del telescopio e del microscopio sulla concezione dello spazio e del tempo?
- Come ha cambiato la pubblicazione del "De revolutionibus orbium coelestium" di Copernico la visione del cosmo?
- Qual è stata la concezione dell'infinito nel Seicento e quale impatto ha avuto sulla figura di Dio?
- In che modo l'arte ha risposto alla crisi di concezione del Seicento?
- Qual è stata l'importanza delle riflessioni di Blaise Pascal e di John Donne in questo contesto?
La scoperta del telescopio e del microscopio ha rivoluzionato la percezione dell'Universo e della materia, ampliando gli orizzonti e portando a una nuova comprensione dello spazio e del tempo nel Seicento.
Il testo di Copernico ha sconvolto la visione tradizionale, facendo cadere l'antropocentrismo e segnando una rivoluzione spazio-temporale, in cui l'uomo passava da essere al centro dell'Universo a occupare un ruolo marginale.
La concezione dell'infinito ha messo in discussione la posizione di Dio nell'Universo, poiché l'infinito era un attributo riservato a Lui, portando a una nuova visione in cui Dio diventava sempre più defilato rispetto alla complessità dell'Universo.
L'arte ha testimoniato la crisi attraverso atteggiamenti di chiusura e fuga, con un'attenzione all'introspezione e alla psiche, mentre alcuni letterati rifiutavano le nuove idee a favore di concezioni più rassicuranti.
Pascal ha rifiutato l'idea che l'uomo fosse il fine ultimo della creazione, evidenziando l'impossibilità di farsi carico della complessità dell'Universo, mentre John Donne ha contribuito a queste riflessioni artistiche e letterarie del periodo.